Lombardia tassa pensioni consiglieri. Piemonte via i vitalizi, ma c’è il trucco

di Daniela Lauria
Pubblicato il 31 Luglio 2014 12:59 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2014 13:18
Lombardia tassa pensioni consiglieri. Piemonte via i vitalizi, ma c'è il trucco

Lombardia tassa pensioni consiglieri. Piemonte via i vitalizi, ma c’è il trucco

MILANO – Mentre in Sicilia bastano 53 anni per portarsi a casa una pensione d’oro, la Lombardia si appresta a tassare i vitalizi degli ex consiglieri (per quelli attuali l’assegno è già stato abolito nel 2011). E pure il Piemonte che aveva dato un taglio agli odiosi privilegi, si è inventato un trucco per far rientrare le ex trattenute in busta paga.

Dopo le polemiche dei giorni scorsi sul parlamento siciliano, che ha avviato la stagione dei tagli ma proprio non ce la fa a eliminare l’ultimo privilegio, le Regioni del Nord provano a dare il buon esempio. Ma, si sa, non tutte le ciambelle riescono col buco e si tratta comunque ancora di proposte di legge, ipotesi ancora da discutere e approvare prima di dare il via al nuovo corso.

In Lombardia, l’idea è di tassare le pensioni a coloro che hanno occupato uno scranno al Pirellone nelle precedenti legislature. Lo prevede un progetto di legge bipartisan presentato in occasione dell’ultima seduta del Consiglio prima della pausa estiva. Il provvedimento, che sarà discusso e votato a settembre, prevede la rimodulazione degli assegni, con un taglio medio del 10,21% sotto forma di contributo di solidarietà, da decurtate da ora fino al 31 dicembre 2018.

L’altra novità è l’innalzamento da 60 a 66 anni dell’età per maturare il diritto alla pensione insieme con la previsione di pubblicare obbligatoriamente on-line i dati dei vitalizi.

Il provvedimento nasce dal tavolo di lavoro sui costi della politica, in cui erano rappresentati tutti i gruppi e coordinato dal presidente Raffaele Cattaneo. A presentarlo è stato Cattaneo insieme ai capigruppo Enrico Brambilla (Pd), Massimiliano Romeo (Lega), Stefano Bruno Galli (Lista Maroni), Claudio Pedrazzini (FI), Luca Del Gobbo (Ncd), Riccardo De Corato (Fdi) e i consiglieri Stefano Buffagni (M5S) e Roberto Bruni (P. Civico).

Il Pirellone ha calcolato che con queste norme taglierebbe i costi per i vitalizi dagli attuali 7,4 milioni di euro annui a 6,9 milioni. Un po’ “scarsino” come taglio, ma comunque una buona notizia, che attualmente però è più che altro un buon proposito. Il limite del 31 dicembre 2018, con l’impegno politico di prorogarlo con una nuova legge, è stato giustificato coi principi di ”temporaneità e di ragionevolezza” utili a evitare il successo di probabili ricorsi di ex consiglieri che cercheranno di far valere i diritti acquisiti. Ma anche con la necessità di trattenere in questo modo i risparmi in Lombardia  senza doverli girare allo Stato.

Altra storia in Piemonte, dove i consiglieri dell’era Chiamparino, che non avranno più diritto ai vitalizi, aboliti dai predecessori del centrodestra, si sono però prontamente visti aumentare lo stipendio. Precisamente di 1320 euro, la somma che prima veniva trattenuta dalla Regione per il vitalizio, cui avevano diritto al compimento del 65esimo anno d’età, e che ora finisce direttamente sul netto in busta paga. 

A conti fatti, scrive Sara Strippoli sul quotidiano la Repubblica, 

“L’indennità di 6.600 euro dalla quale in passato veniva trattenuto il contributo (il 20 per cento) per i vitalizi resterà dunque intatta. A questo si aggiunge il forfait di 4.500 euro deciso nella precedente legislatura per i rimborsi. Così un consigliere senza indennità di funzione a luglio ha incassato circa 8500 euro e chi ricopre una carica come capogruppo o presidente di commissione supera i 9 mila euro”. 

Si tratta, in realtà, di un effetto distorsivo della stessa legge che ha abolito i vitalizi. Lo ha spiegato il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus:

“A decorrere da questa legislatura è venuto meno l’istituto dell’assegno vitalizio, pertanto scompare anche la trattenuta relativa alla contribuzione per l’assegno stesso. Ciò ha comportato inevitabilmente l’incremento del netto del cedolino di euro di 1320 euro, più 330 per chi optava per la reversibilità del vitalizio”.

Eppure era stato lo stesso Sergio Chiamparino, in campagna elettorale, ad esporsi sulla necessità di intervenire sui costi della politica, annunciando addirittura di voler riportare l’indennità ai livelli di quanto guadagna il sindaco di un comune capoluogo. E fino a quando la Regione non ci darà un taglio netto, sarà utile polemica per il Movimento 5 Stelle, che chiede di intervenire al più presto sulla riduzione delle indennità.