La mafia, Dell’Utri e la galera: ci finirà mai? E quando?

Pubblicato il 22 Novembre 2010 14:14 | Ultimo aggiornamento: 22 Novembre 2010 14:14

Marcello Dell'Utri

Carcere sì, carcere no, carcere forse. Marcello Dell’Utri, condannato in primo e secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa è appeso a un filo. Per il senatore è rimasta solo la Corte di Cassazione: se anche il terzo e ultimo grado di giudizio dovesse confermare il verdetto, si aprirebbero le porte del carcere.

Il condizionale è d’obbligo: Dell’Utri, come ogni altro cittadino è innocente fino al terzo grado di giudizio. Poi c’è la sentenza, tutt’altro che scontata. Innanzitutto i tempi: per sapere se Dell’Utri andrà o meno in carcere bisognerà attendere il 2011 inoltrato, quando la Cassazione emetterà sentenza definitiva. I fatti contestati a Dell’Utri riguardano avvenimenti antecedenti al 1992. Per quanto accaduto dopo, infatti, c’è stato altro processo e altra sentenza: assoluzione perché il fatto non sussiste. Se dovesse essere confermata la sentenza avremmo un caso di “mafioso a tempo determinato”, che ha un certo punto ha smesso, come si fa con i vizi come il fumo. Dalla Cassazione, come sempre, uscirà un giudizio di metodo, non di merito. Si deciderà solo ed esclusivamente se il processo è stato condotto in modo corretto o se invece ci sono stati errori che ne pregiudichino la validità, senza discutere il merito della condanna, ne quelle pagine di motivazioni in cui si descrive Dell’Utri come tramite tra Silvio Berlusconi e i boss.

Il senatore, intanto, stamattina ci ha scherzato su. Era a Milano, presente all’inaugurazione del Salone del libro usato e ai giornalisti ha detto: “Ci vediamo in galera”. Scherzava o forse era un rito apotropaico. Di sicuro ha voluto mostrarsi tranquillo ed evitare ogni polemica con il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Il resto è ovvieta. E’ ovvietà che il ministro dell’Interno dica in tv che un condannato per mafia andrà in carcere. E’ altrettanto ovvio che l’imputato gli dia ragione. Ancora più ovvio è che Dell’Utri si arrabbi quando un giornalista gli chiede: “Lei cosa si augura?”. A tutto c’è un limite e Dell’Utri fa anche lo sforzo di rispondere: “Secondo lei mi auguro di andare in galera?”.

Nell’attesa di sapere se Dell’Utri finirà o meno in carcere, intanto abbiamo la certezza di sapere di cosa si occuperà nel frattempo. Di libri. Lo ha detto lo stesso senatore spiegando che sono “il vero antidoto, la vera medicina per curare lo stress”.  Infine la citazione dantesca: ”Per il momento sono nel limbo, ma sono ancora vivo. Il paradiso? Un passaggio nel purgatorio, credo, non ce lo toglie nessuno”. Nel 2011 sapremo se si apriranno le porte dell’inferno.