I ricercatori: “La manovra avrà effetti drammatici sulle università”

Pubblicato il 24 maggio 2010 14:05 | Ultimo aggiornamento: 24 maggio 2010 14:24

La manovra finanziaria avrà un impatto “drammatico” sulle università. Lo sostiene l’associazione di ricercatori Rete29 aprile. “Il taglio retributivo per i ricercatori universitari all’inizio della carriera è maggiore del taglio alle retribuzioni dei parlamentari, dei ministri e dei sottosegretari di Stato e dei manager pubblici” spiega l’associazione riferendosi a quanto emerge dalla bozza della manovra e parla di misure “che vanno a colpire tutto il sistema universitario nel suo complesso e in particolare i giovani ricercatori”.

Prolungato il blocco delle assunzioni. “Viene confermato – osserva l’associazione – il prolungamento del blocco del turnover nelle assunzioni nella pubblica amministrazione fino a tutto il 2014. Per l’università, nella prospettiva dell’uscita dai ruoli di circa 18.000 su 60.000 unità nei prossimi cinque anni, sarà semplicemente impossibile garantire gli stessi livelli di servizio e di offerta formativa. I tagli al fondo di finanziamento ordinario dell’università – prosegue – vengono prolungati nel tempo, arrivando al 2015, prevedendo tagli per circa 860 milioni di euro (art. 94 del testo provvisorio).

Congelati gli aumenti di stipendio. Le progressioni stipendiali dei ricercatori, compresi quelli assunti da poco e ancora in ‘periodo di conferma’ (periodo di prova che dura tre anni), vengono congelate dalla manovra per tre anni (art. 14). Il ricercatore neoassunto si vedrà decurtata la retribuzione di quasi 1600 euro annui, i ricercatori in servizio da nove anni avranno un taglio pari a 4.745 euro annui. Al confronto, la decurtazione del 10% delle retribuzioni superiori a 75.000 euro annui lordi ha effetti assai più lievi, in quanto si applica solo alla parte eccedente questa soglia.

Quindi, le retribuzioni di un ricercatore neoassunto e di un dirigente con uno stipendio di 91.000 euro verranno decurtate allo stesso modo, nonostante il primo guadagni meno di un terzo del secondo. Allo stesso modo, il taglio subito da un ricercatore con nove anni di anzianità è identico a quello subito da un dirigente che guadagna 122.500 euro all’anno, ovvero quasi quattro volte di più.

Taglio alle spese delle missioni all’estero. Come se non bastasse, in questo quadro di incertezza e di depauperamento – conclude la Rete29aprile – a dispetto della necessità di ‘internazionalizzare’ il sistema universitario italiano, viene imposto un drastico taglio alle spese per missioni all’estero, rischiando di bloccare del tutto le collaborazioni, i progetti internazionali, la partecipazione a conferenze e a riunioni essenziali per una ricerca che non voglia limitarsi al vicolo sotto casa”.

Se questo scenario dovesse essere confermato, i ricercatori fanno sapere di non essere disponibile a svolgere attività didattica, come già annunciato nelle scorse settimane. “Iniziativa che – avvertono – provocherà il sostanziale blocco del prossimo anno accademico in pressoché tutti gli Atenei italiani”.