Milan ai thailandesi, Mediaset a Murdoch? I saldi di casa Berlusconi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Aprile 2015 16:36 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2015 16:38
Milan ai thailandesi, Mediaset a Murdoch? I saldi di casa Berlusconi

Il magnate thailandese Bee Taechaubol passeggia con la moglie sotto la pioggia nelle vie del centro di Milano ANSA

MILANO – Silvio Berlusconi è pronto a vendere il 51% del Milan al thailandese Bee Taechaubol, mentre Rupert Murdoch e la Vivendi di Vincent Bolloré fanno la corte a Mediaset. La tv e la squadra di calcio: due simboli dell’impero del Biscione potrebbero passare di mano per non finire schiacciati dal peso dei debiti (Milan) e dalla concorrenza (Mediaset).

Il Milan ha 250 milioni di euro di debiti che la cordata guidata da Mister Bee si accollerebbe, mettendo sul piatto un’offerta da 500 milioni di euro. Negli ultimi tre anni la squadra (ancora per poco) allenata da Pippo Inzaghi è costata a Berlusconi 600 milioni. E non ha portato i risultati e il ritorno di immagine che assicurava ai tempi d’oro. Bee Taechaubol è arrivato a Milano: sul tavolo ci sono il nuovo stadio del Milan e la quotazione in Borsa della società rossonera. Più complicato è il discorso Mediaset, come spiega Ettore Livini su Repubblica:

Mediaset è reduce da un periodo difficilissimo: “La pubblicità è crollata del 40%”, ha ricordato Pier Silvio e solo una pesantissima politica di tagli ai costi ha consentito al gruppo di uscire dal tunnel e tornare in utile dopo aver perso nel 2012 ben 235 milioni. Cologno però è troppo piccola per fare tutto da sola in un mondo dove servono grandi investimenti – solo per i diritti Champions 2015-2018 ha dovuto pagare quasi 700 milioni – e dove l’arrivo di Google, Facebook & C. sta obbligando i re dell’etere ad andare a nozze con i colossi delle tlc.

La visita di Murdoch a Villa San Martino e la corte serrata al Biscione di Bolloré (“Siamo in ottimi rapporti, ci sono tanti campi in cui potremmo lavorare assieme”) dimostrano come i network di casa Berlusconi e la presenza del gruppo in Spagna siano merce appetibile in questo risiko. La Borsa l’ha capito da tempo. E ha spinto le quotazioni di Mediaset al rialzo del 35% da inizio anno: in questi minuti le azioni vengono scambiate a Piazza Affari a 4,7 euro e l’azienda vale 5,5 miliardi di euro, il 300% in più di quel novembre 2011 in cui Silvio fu costretto dallo spread a mollare la poltrona di Palazzo Chigi. Da allora il valore della sua quota nella società è cresciuto da 400 milioni a 1,8 miliardi. E quasi 400 milioni li ha già incassati vendendo il 7,79% sul mercato a inizio anno.

“Siamo corteggiati da tanti. Ma qualsiasi cosa faremo, il controllo di Mediaset non è in discussione”, ha garantito oggi Pier Silvio. Sarà. Ma intanto Fininvest continua a far cassa. Tra Milan e collocamenti di Mediolanum e Mediaset ha già in portafoglio quasi 1 miliardo di liquidità. Se dovrà vendere un altro 20% della società di Ennio Doris, come chiede Banca d’Italia dopo la condanna per evasione fiscale dell’ex premier, si metterà in tasca un altro miliardo, cosa farà di tutti quei soldi? Verranno divisi tra i figli o serviranno per chiudere l’era dei saldi e iniziare davvero quella della crescita? La risposta arriverà nei prossimi mesi. Ma sicuramente sono un gruzzolo più che sufficiente a consolare Berlusconi dei guai di Forza Italia e della fine ingloriosa dell’era del Patto del Nazareno.