Milano, Questura contro Procura nella ricostruzione di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera

Pubblicato il 1 Novembre 2010 - 18:42 OLTRE 6 MESI FA

Sul Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini riporta la posizione della Questura di Milano attraverso le parole di Giorgia Iafrate, commissario di polizia, interrogata sabato dai magistrati che indagano sulla vicenda Ruby. Ha detto  Giorgia Iafrate: “Ogni mossa è stata concordata con il pubblico ministero di turno, sfido chiunque a dimostrare il contrario. Sono pronta anche ad un faccia a faccia”. La sera del 27 maggio 2010 fu lei ad occuparsi della procedura di identificazione di Ruby e fu lei a dire ai colleghi che bisognava lasciarla libera perché così aveva chiesto Palazzo Chigi.

L’inchiesta penale sul favoreggiamento della prostituzione contestato a Emilio Fede, a Lele Mora e al consigliere regionale Nicole Minetti sospettati di aver reclutato ragazze da portare alle feste organizzate nelle residenze del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si è trasformato, rileva Fiorenza Sarzanini, “in un accertamento mirato sull’operato della polizia” con l’obiettivo di “verificare quanta influenza ebbero le telefonate dello stesso Berlusconi che, prima parlando direttamente con il capo di gabinetto Pietro Ostuni e poi facendo richiamare il suo caposcorta, sollecitò l’immediato rilascio” di Ruby “perché la conosciamo, è la nipote del presidente Mubarak”.

Nello scontro sempre più aperto con la Procura della Repubblica, la Questura ha il pieno sostegno del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che “ripete pubblicamente”, come scrive Sarzanini,  “la procedura è stata rispettata”, anche se il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ha comunicato al procuratore del capoluogo lombardo “di non aver avviato un’ispezione soltanto per evitare sovrapposizioni proprio con l’attività dei pubblici ministeri”.

Il magistrato di turno al Tribunale dei minori Anna Maria Fiorillo  sostiene di non aver mai autorizzato l’affidamento al consigliere regionale Nicole Minetti e di avere invece stabilito che Ruby dovesse andare in una comunità.

La posizione di Manganelli, secondo Fiorenza Sarzanini,  è che, fino a quando non ci saranno «evidenze contrarie»,  se sono stati commessi abusi non possono essere imputati ai poliziotti perché, nonostante i «solleciti» ricevuti dal presidente del Consiglio, hanno terminato la procedura di identificazione in maniera corretta e hanno concordato con il magistrato la linea da seguire.  Come mai soltanto adesso il pubblico ministero dice che le sue disposizioni sono state disattese a quattro mesi e mezzo da quella notte? è la domanda che Sarzanini attribuisce al capo della Polizia.

Secondo Fiorenza Sarzanini, il vero nodo della vicenda sta nelle “due telefonate del capo del governo, la bugia raccontata per convincere il capo di gabinetto a rilasciare subito la ragazza. Nella relazione di servizio gli agenti dicono che «durante tutta la fase degli accertamenti e dei contatti con il pubblico ministero dei minori, la dottoressa Iafrate continuava a ricevere continue telefonate da parte del capo di gabinetto il quale chiedeva perché la ragazza non fosse stata ancora rilasciata e sollecitava a provvedervi perché aveva già dato comunicazione al personale presso la presidenza del Consiglio dei Ministri dell’avvenuto rilascio”.

Una versione, rileva Sarzanini, che contrasta con quanto il questore Vincenzo Indolfi ha dichiarato nella relazione inviata al Viminale il 28 ottobre scorso. In quel documento l’alto funzionario sostiene infatti che «alle 24 circa, quando l’addetto alla sicurezza del presidente del Consiglio richiamava di nuovo sul cellulare il dottor Ostuni chiedendo ulteriori chiarimenti sulla vicenda. Gli veniva risposto che gli accertamenti erano ancora in corso, come da indicazioni provenienti dal pubblico ministero del tribunale dei minori».