Napolitano ottimista: “Usciremo dalla crisi, ma serve coesione”

Pubblicato il 24 Dicembre 2011 11:18 | Ultimo aggiornamento: 24 Dicembre 2011 11:22

ROMA – L'Italia ce la farà ad uscire ''dal tunnel della crisi'', usando ''larma vincente della coesione''. E' il messaggio di Giorgio Napolitano, in un colloquio con il Corriere della Sera.

Il capo dello Stato parla a conclusione delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia che hanno avuto, sottolinea, ''un successo di partecipazione che ha superato le piu' positive previsioni, una lezione secca per gli scettici''.

''C'era un bisogno di recupero dell'orgoglio nazionale – dice il presidente della Repubblica – in reazione a stati d'animo di disagio, di incertezza e anche di frustrazione. Si avvertiva che il Paese aveva perduto terreno, aveva visto offuscarsi la propria immagine, il proprio prestigio, la propria dignita'… e la gente ha reagito''.

''Con i nostri appelli, le nostre iniziative, le nostre sollecitazioni, abbiamo portato in superficie la riserva di sentimenti, cultura, capitoli storici e valori simbolici che evidentemente erano stati interiorizzati in profondita', nonostante tutto'', prosegue Napolitano. Le celebrazioni ''sono state viste come l'occasione, colta da molti italiani, per far nuovamente sentire piu' forte il patrimonio storico dell'Italia, il nostro ruolo in Europa e nel mondo''.

In merito alla crisi, ''ce la faremo, usciremo dal tunnel'', assicura Napolitano, ''con l'arma vincente della coesione sociale e nazionale''.

La globalizzazione, osserva il capo dello Stato, ''e' indubbio che possa determinare fenomeni di 'spaesamento', suscitare un'ansia di smarrimento della propria identita' nazionale o locale''. Tuttavia ''non credo siano fatali le spinte centrifughe o che esse non risultino dominabili e superabili. Comunque non ritengo che vi siano, nel nostro continente, piccole patrie in cui ci si possa sentire espropriati di sovranita' per effetto del processo di costruzione dell'Europa unita''.

Per Napolitano va riconosciuto che ''tra le maggiori incompiutezze del processo d'unificazione c'e' la questione meridionale. L'impronta di una forte centralizzazione, quasi una forzosa riduzione all'uniformita', sia pur storicamente inevitabile negli anni immediatamente successivi al compimento dell'unita', e' il vizio originario del nostro Stato''.