Il Nord leghista dovrà ingoiare 6.000 immigrati: 3.200 a Formigoni, 1.600 a Zaia, 1.400 a Cota

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 12 Aprile 2011 15:28 | Ultimo aggiornamento: 12 Aprile 2011 15:55
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(foto Lapresse)

ROMA – Tremiladuecento in Lombardia, millenovecento in Campania e milleottocento nel Lazio, con buona pace di Formigoni, Caldoro e della Polverini. Sono gli immigrati che le tre regioni più popolose d’Italia dovranno accogliere. Fallito l’escamotage dei permessi temporanei che nelle speranze del Governo avrebbero dovuto aprire le porte dell’Europa, e soprattutto della Francia, agli immigrati arrivati nelle ultime settimane, le regioni dovranno ora onorare e dar seguito all’impegno che avevano preso. Impegno assunto a cuor leggero, soprattutto dai governatori leghisti del Nord, fiduciosi che il problema sarebbe stato condiviso, se non del tutto scaricato, sull’Europa. Ma per l’Europa gli immigrati sono un problema italiano che entro i nostri confini va risolto e quindi, l’impegno di distribuire i migranti tra le regioni italiane, eccezion fatta per l’Abruzzo, nella misura di uno ogni mille abitanti, ora diventa realtà.

Scendendo dal “podio” delle prime tre regioni, 1600 migranti andranno in Sicilia, altrettanti nel Veneto e 1400 in Piemonte come 1400 in Emilia Romagna. Puglia e Toscana dovranno accogliere rispettivamente 1300 e 1200 persone ciascuna. Seicento andranno in Sardegna e 500 in Liguria, Marche e Friuli, 300 in Umbria e Trentino. Poco meno di 200 in Basilicata e 100 in Molise, appena una quarantina in Val d’Aosta.

La matematica e i dati Istat sulla distribuzione della popolazione in Italia non sono opinabili, dovranno farsene una ragione i governatori leghisti e non che nei giorni scorsi avevano tuonato e promesso all’elettorato, siamo tra l’altro prossimi alle amministrative, niente immigrati da noi. Parole avventate e promesse false che si reggevano sulla possibilità di “disperdere” oltre la frontiera francese buona parte dei 20 mila, tra clandestini e profughi, che hanno raggiunto il nostro Paese in questi primi quattro mesi dell´anno. Rassicurati da Maroni e dalla “trovata” dei permessi di soggiorno temporanei che, nell´azzardo di Palazzo Chigi, avrebbero dovuto spalancare le porte dell´area Schengen ad almeno 15 mila cittadini tunisini, Cota (governatore del Piemonte), Zaia (governatore del Veneto), Formigoni (governatore della Lombardia) non sono infatti andati oltre un generico impegno ad «accogliere i soli profughi». Certi che il giorno in cui avrebbero dovuto fare sul serio e misurarsi con la pancia del loro elettorato sarebbe stato lì da venire. E invece quel giorno è arrivato molto prima di quanto potessero mai immaginare. Franco Gabrielli, capo della Protezione Civile e neo commissario straordinario per l´emergenza profughi, forte dell´accordo siglato la scorsa settimana nella “cabina di regia” Stato-Regioni, presenterà il conto di quell´impegno alla «condivisione dell´emergenza». E il conto è quello fatto qualche riga più in su, c’è poco da discutere, le cifre sono quelle e l’impegno era stato preso.

Cota e Zaia si sono precipitati ad accusare l´Unione («Europa scandalosa e vergognosa»), ma si sono guardati bene (al contrario di quanto accaduto in Umbria, Emilia Romagna, Basilicata) dal dare alcuna indicazione su numeri e strutture pronte per l´accoglienza, di cui pure dovranno dare conto al Governo. E i numeri sono verosimilmente destinati a salire, i 20mila migranti arrivati sino ad oggi aumenteranno con l´aumento del flusso dei profughi dalla Libia. E la situazione di Lampedusa e dei respingimenti promette settimane molto complicate. L´isola ha cominciato a bruciare dei fuochi dei 1.000 clandestini in attesa di essere rimpatriati. Sono i primi segnali della rivolta. Non saranno gli ultimi. Non fosse altro perché il loro rientro – ammesso e non concesso che dalle coste tunisine non ci siano nuovi arrivi – potrà procedere, secondo gli accordi con Tunisi, a un ritmo di 60 migranti al giorno, sei giorni su sette, due poliziotti di scorta ogni rimpatriato, 80mila euro di costo per ogni volo per Tunisi.

Per Bossi devono andare “fora da le ball”, ma il Governo di cui è ministro, e i governatori del suo partito, si sono impegnati a prenderne in carico una bella fetta: 6000 tra Lombardia, Piemonte e Veneto. Ogni tanto gli impegni presi e le promesse fatte vanno mantenute.