Novanta onorevoli in più: il Parlamento ha fame di poltrone

Pubblicato il 23 novembre 2012 11:17 | Ultimo aggiornamento: 23 novembre 2012 11:48

Novanta onorevoli in più: bulimica idea del Parlamento

ROMA – Novanta onorevoli in più, da eleggere alle prossime politiche, per tagliare…gli onorevoli. E’ questa l’ultima, bulimica, idea di un Parlamento ingordo che con questa norma inserita in un apposito disegno di legge potrebbe far lievitare il numero degli onorevoli oltre quota 1000.

E’ quello che prevede un disegno di legge appena approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato, in un iter insolitamente rapido. Cosa c’è di meglio, per decidere come tagliare i parlamentari e i costi della politica, annosissima questione, se non imbarcare altri 90 onorevoli “ad hoc”? Sì perché, spiega Sergio Rizzo sul Corriere della Sera, i “magnifici 90” farebbero parte di una apposita commissione Costituente chiamata a intervenire sulla seconda parte della Costituzione:

Ne dovrebbero far parte novanta persone, che non potrebbero ricoprire altri incarichi elettivi, come quello di parlamentare o consigliere regionale. Con il risultato inevitabile di far crescere, sia pure per un solo anno (tanto dovrebbe durare l’incarico) il numero delle poltrone. A loro saranno affidati interventi come il taglio dei parlamentari, l’abolizione del bicameralismo perfetto, i poteri del presidente della Repubblica… Il tutto mentre nei cassetti di Palazzo Madama giacciono proposte di legge a bizzeffe sugli stessi argomenti. Sulla riduzione del numero dei parlamentari si era perfino raggiunto un accordo fra tutti i partiti: 508 deputati e 254 senatori. Poi la cosa era sfumata.

Questa commissione Costituente avrà infatti un costo che dovrà essere coperto, in parti uguali, dalla Camera e dal Senato. E lo stipendio dei Novanta? «Il trattamento economico dei membri della commissione Costituente è pari a quello dei membri della Camera dei deputati, ivi comprese le indennità accessorie», hanno proposto Luciana Sbarbati e il suo collega Giampiero D’Alia. Il conto? Una ventina di milioni in un anno. Per fare una riforma che, come ha ricordato Pardi, secondo l’articolo 138 della Costituzione è invece compito del Parlamento. Un po’ caruccio di questi tempi, no?