Pace fredda Fini-Berlusconi. “E Casini lo scarichiamo o no?”

Pubblicato il 14 Gennaio 2010 16:20 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2010 20:15

Proseguire insieme, ci mancherebbe altro: è la prima cosa che Berlusconi e Fini hanno assicurato l’uno all’altro. Magari informando e coinvolgendo molto più di quanto non sia accaduto finora il presidente della Camera e co-fondatore del Pdl nelle scelte e nell’attività di governo: è la prima cosa che Fini ha chiesto a Berlusconi. Aggiungendo: leggi sulla giustizia comprese. E Berlusconi non ha detto di no.

Lo hanno battezzato per i giornali e le tv “patto di concertazione” e La Russa si è incaricato di comunicare la mezza lieta novella: «Non è stato un incontro di maniera, non hanno negato i problemi, non si sono nascosti». Insomma proseguono, nella stessa barca, provando a remare non l’uno contro l’altro, ma non fidandosi troppo e soprattutto non essendo del tutto concordi sulla rotta.

Ma per ora si rema, verso le elezioni regionali di marzo. Primo problema per il Pdl, affrontato da Berlusconi e Fini. Che fare con l’Udc di Casini? Casini e i suoi in alcune Regioni si alleano con la sinistra, in altre con il Pdl. E rivendicano ad alta voce questa scelta, quello che chiamano un diritto-dovere verso il loro elettorato. Accettare, sopportare o scaricarli? Fini e Berlusconi concordano sulla teoria: così non si fa.

Sempre La Russa riferisce e interpreta: «Fini e Berlusconi sono concordi nel contestare la linea dell’Udc – ha spiegato il ministro – la politica del doppio forno per noi è inaccettabile. Per quanto riguarda le conseguenze, la discussione è rimasta aperta. Per Fini non necessariamente occorre essere drastici verso l’alleanza con l’Udc». Insomma Fini non nutre la tentazione di rompere le alleanze già siglate con Casini, vedi il Lazio con la Polverini. Berlusconi una qualche voglia ce l’ha di dimostrare che «Possiamo vincere anche da soli». Scommessa libera sull’esito della vicenda, pronostico vuole che il Pdl non romperà le alleanze già scritte con l’Udc.

Un’ultima preoccupazione per i due commensali al pranzo di lavoro: il “fuoco amico” in generale e in particolare quello che viene da “Il Giornale” di Vittorio Feltri. Fini ci tiene a che la si faccia finita di additarlo come un traditore e “il compagno Fini”. Berlusconi gli dà ragione, ma il “fuoco amico” divampa sui siti del Pdl, sui blog di destra, nelle chiacchiere di Montecitorio…