Ponte sullo stretto, dal Cdm arriva la proroga di due anni sulla decisione

Pubblicato il 1 novembre 2012 0:47 | Ultimo aggiornamento: 1 novembre 2012 0:51

Mario Monti (LaPresse)

ROMA  – Altri due anni per capire se il ponte sullo Stretto di Messina è un’opera realizzabile o se va accantonata definitivamente a costo di pagare le penali. Il Consiglio dei ministri riunito nella tarda serata di mercoledì 31 ottobre ha deciso di ”prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilità tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”.

Ad annunciarlo è un comunicato di palazzo Chigi che segue di poco la conclusione della riunione.  ”Il Consiglio dei Ministri – si legge nel comunicato stampa diffuso al termine del Cdm – ha deciso di prorogare, per un periodo complessivo di circa 2 anni, i termini per l’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo stretto di Messina al fine di verificarne la fattibilita’ tecnica e la sussistenza delle effettive condizioni di bancabilità”.        ‘

‘Tale decisione – prosegue la nota – è  motivata dalla necessità di contenimento della spesa pubblica, vista anche la sfavorevole congiuntura economica internazionale, ed è in linea con la proposta della Commissione europea dell’ottobre 2011 di non includere più questo progetto nelle linee strategiche sui corridoi trans-europei. Solo tali opere, infatti, possono godere del co-finanziamento comunitario. Qualora in questo periodo di tempo non si giungesse a una soluzione tecnico-finanziaria sostenibile, scattera’ la revoca ex lege dell’efficacia di tutti i contratti in corso tra la concessionaria Stretto di Messina spa e  il contraente generale, con il pagamento delle sole spese effettuate e con una maggiorazione limitata al 10%”.

”Questa nuova procedura – si precisa ancora nel testo – dovrà essere accettata dal contraente generale tramite la sottoscrizione di un atto aggiuntivo al contratto vigente. In ogni caso – si conclude – , durante il periodo di proroga, previa deliberazione del Cipe, potranno comunque essere assicurati sui territori interessati interventi infrastrutturali immediatamente cantierabili, a patto che presentino una funzionalità autonoma e siano già compresi nel progetto generale”.

Sempre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legislativo che recepisce la direttiva sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese, e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese, anticipando il termine per il recepimento della direttiva (fissato al 16 marzo 2013) al primo gennaio 2013 ”in considerazione dell’importanza della normativa nonché dell’opportunità peculiare di garantire, in questo momento, le imprese e più specificatamente le piccole e medie imprese”.

”L’approvazione, oggi, da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta dei Ministri per gli Affari Europei e della Giustizia del decreto legislativo che recepisce la direttiva 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese, e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese, attua la delega conferita al Governo con l’articolo 10 della legge n. 180 del 2011 (Statuto delle imprese)”, si legge nella nota diffusa al termine del Consiglio dei ministri, terminato in nottata, dopo la sospensione decisa nel primo pomeriggio.

”Nonostante il termine per il recepimento della direttiva sia fissato al 16 marzo 2013 – prosegue la nota – , il Governo ha voluto provvedere ad una sua attuazione anticipata dal 1 gennaio 2013 in considerazione della importanza della normativa nonche’ dell’opportunita’ peculiare di garantire, in questo momento, le imprese e più specificatamente le piccole e medie imprese. L’Italia è il primo grande Paese europeo a dare attuazione alla direttiva. Il decreto legislativo è il frutto di una intensa attivita’ di coordinamento del Ministro per gli Affari Europei con il Ministro co-proponente della Giustizia. L’Italia si dota, così, in anticipo sui tempi europei di una piu’ rigorosa disciplina per contrastare i ritardi di pagamento, in particolare per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni. Sono cosi’ assicurati termini certi di pagamento: di norma trenta giorni, che non possono comunque superare i sessanta, consentiti solo in casi eccezionali”.

”Il decreto – sottolinea il governo – prevede, altresi’, una maggiorazione del tasso degli interessi legali moratori, che passa dal 7% all’8% in più rispetto al tasso fissato dalla BCE per le operazioni di rifinanziamento. Per quanto riguarda i rapporti tra imprese, il decreto legislativo dispone un regime rigoroso stabilendo che il termine di pagamento legale sia di trenta giorni e che termini superiori a sessanta giorni possano essere previsti solo in casi particolari e in presenza di obiettive giustificazioni. La disciplina del decreto legislativo si applichera’ ai contratti conclusi a partire dal 1 gennaio 2013. Le Pubbliche Amministrazioni e le imprese avranno così il tempo per adeguarsi alle nuove norme e per adottare procedure operative e contabili piu’ funzionali a prassi di pagamento rapido”.

Dal 1 gennaio 2013 pagamenti alle imprese in 30 giorni. ”La disciplina del decreto legislativo si applicherà ai contratti conclusi a partire dal 1 gennaio 2013”: è quanto si legge nella nota diffusa al termine del Cdm che ha adottato un decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue in materia di pagamenti della Pa alle imprese, che dovranno essere effettuati ”di norma in trenta giorni”, mentre i 60 giorni di tempo sono ”consentiti solo in casi eccezionali”.

”Le Pubbliche Amministrazioni e le imprese – si aggiunge – avranno cosi’ il tempo per adeguarsi alle nuove norme e per adottare procedure operative e contabili piu’ funzionali a prassi di pagamento rapido”.