Primarie Pd, crolla lealtà elettori: “Se vince X io non voto più”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Novembre 2013 13:18 | Ultimo aggiornamento: 28 Novembre 2013 15:37
Primarie Pd, crolla lealtà elettori: "Se vince X io non voto più"

Primarie Pd, crolla lealtà elettori: “Se vince X io non voto più” (Foto LaPresse)

ROMA – Se il mio candidato non vince, io non li voto più. Astensione o direttamente il voto ad un altro partito. Questa è la lealtà degli elettori alle primarie del Pd nel 2013, scrive Alessio Sgherza su Repubblica. Insomma se vince Matteo Renzi, i “cuperliani” potrebbero votare altrove alle prossime elezioni politiche. Stesso discorso per i renziani, che una vittoria di Gianni Cuperlo e Pippo Civati potrebbero non troppo digerirla.

Sgherzi su Repubblica spiega i dati dell’analisi dell’osservatorio Questioni primarie, vale a dire il progetto di Candidate & Leader Selection in collaborazione con l’edizione online della rivista Il Mulino e il coinvolgimento dell’Osservatorio sulla comunicazione politica dell’università di Torino:

“Anche se va detto subito come ancora la maggior parte dei partecipanti alle primarie rimanga fedele poi al partito o alla coalizione, il dato della defezione è in crescita. L’osservatorio ha analizzato i dati delle primarie del 2008, 2009 e 2012 e ha trovato (come potete vedere nel grafico in testa alla pagina) che l’andamento è inequivocabile. Ogni volta cresce il numero delle defezioni, in maniera più marcata tra i simpatizzanti che tra gli iscritti”.

Il voto per un altro partito, più al centro o più a sinistra, è la conseguenza più probabile per gli elettori “poco leali” al Pd:

“Vediamo i numeri della lealtà quindi. Con un’avvertenza: i dati del 2006 sono stati esclusi dall’analisi di Questioni primarie perché non completamente coerenti con gli altri, in quanto l’offerta politica era non perfettamente comparabile con dagli anni successivi. Ma in quel caso la fedeltà fu altissima. Si spiega anche così il trend discendente, nonostante un certo ritorno di fedeltà tra il 2007 e il 2009, legato “più alla mobilitazione pro Bersani – spiega Luciano Fasano, docente di Scienza politica – all’interno di settori legati alla tradizione Pci” più che a un incremento generalizzato. Nel 2013 i fedeli sono crollati e sono stati solo al 59% nelle politiche di quest’anno. Un dato più forte per i simpatizzanti (55%) ma non irrilevante tra gli iscritti stessi del Pd (74%)”.

Sgherzi continua:

“Forzando un po’, ma non troppo, il paragone – scrivono Valbruzzi e Rombi – potremmo dire che Civati è il Renzi del 2013, e cioè il ragazzotto scapestrato alla testa di supporter che vogliono cambiare tutto e subito per via, però, non più truculenta (la “rottamazione”), ma mediante una indignada non-violenza (l’occupazione del partito: OccupyPd). Brutalmente, il civatismo è il renzismo con altri mezzi”.