Rai, Senato approva la riforma monca. 4 agosto nomina nuovo Cda con la Gasparri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 luglio 2015 11:47 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 13:54
Rai, Senato approva la riforma monca. 4 agosto nomina nuovo Cda con la Gasparri

Rai, Senato approva la riforma monca. 4 agosto nomina nuovo Cda con la Gasparri

ROMA – Via libera dell’Aula del Senato al disegno di legge di riforma della Rai. Il provvedimento ora passa alla Camera. Il disegno di legge di riforma della Rai è stato approvato dall’Aula del Senato con 142 voti favorevoli e 92 contrari. Una riforma monca, però, visto che sull’articolo 2, quello sulla delega al Governo per modificare il canone, ieri si è consumato lo strappo della minoranza Pd che ha votato con Forza Italia e le opposizioni.

Renzi: “Ci riproveremo alla Camera sul canone”. “La legge di riforma della Rai è stata approvata in prima lettura, con qualche incidente ieri e il voto negativo su un emendamento che però non ha pregiudicato la conclusione del Senato” ha affermato premier Matteo Renzi in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

A proposito dell’articolo della riforma della Rai che prevedeva la delega al governo sul canone, Renzi ha detto che “vedremo se e come correggere alla Camera il testo”.

I punti salienti della riforma: Cda a 7 membri e superpoteri per l’amministratore delegato. L’attuale Cda conta 9 membri, di cui 7 eletti dalla commissione di Vigilanza e due indicati dal ministero del Tesoro: si passerà a due scelti dalla Camera, due dal Senato, due dal governo e uno dai lavoratori dell’azienda. Il presidente verrà eletto dal Cda ma con la ratifica dei due terzi della Commissione di Vigilanza.

Attualmente il dg è nominato dal governo ma non ha potere di voto. La riforma, invece, prevede un autentico amministratore delegato indicato dal governo, nominato dal Cda, di cui sarà un membro effettivo con potere di voto e che resta in carica per 3 anni.

Il 4 agosto si procederà alla nomina del nuovo Consiglio secondo i criteri stabiliti dalla legge Gasparri. “Credo che avere una parte del Pd che vota contro il Pd significa avere una parte del partito più ancorata a logiche di corrente che appartengono al passato che all’ interesse dell’Italia, noi andiamo avanti comunque”, ha detto il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi alla Festa dell’Unità Pd a Roma. “Non è la prima volta che succede, molto è dipeso anche dalle assenze” ha spiegato Boschi sottolineando come, visto che il testo potrà essere cambiato alla Camera, “nulla di grave” è accaduto nel merito. “Io sono stata minoranza, dentro al gruppo Pd ho sostenuto posizioni diverse a volte e in Aula ho sempre votato come mi ha chiesto il Pd, questo è base per lo stare assieme”, ha sottolineato.

Più duro Matteo Orfini che denunciando la gravità dello sgambetto della minoranza ha detto che “così si smonta un partito”.