Referendum autonomia, cosa succede adesso: battaglia delle tasse

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 ottobre 2017 9:51 | Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2017 11:10
referendum-autonomia

Referendum autonomia, cosa succede ora: escluse fughe in avanti tipo Catalogna

ROMA – Referendum autonomia, cosa succede ora: sarà battaglia sulle tasse. Per i promotori i referendum in Lombardia e Veneto sono stati un successo: chi è andato a votare ha scelto un “sì” che i numeri descrivono come un plebiscito (ma in Lombardia ha votato il 39%, con un 61% potenziale di contrari o indifferenti). Cosa possono ragionevolmente attendersi i “sì”, cosa dice la Costituzione, c’è un rischio Catalogna?

No rischi di una crisi alla “catalana”. Iniziamo dall’ultimo punto con una risposta rassicurante: non succederà nulla di simile, il governo catalano pretendeva di staccarsi dalla Spagna, Lombardia e Veneto si sono limitate ad appellarsi all’articolo 116 della Costituzione che consente al massimo di chiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”.

Tasse. La richiesta dei promotori, in particolare della Lega Nord, che per esempio la Lombardia trattenga il 90% delle tasse locali, non è ricevibile. Contrasta con la Costituzione dove è esplicitato come lo strumento del referendum è inapplicabile se si parla di materia fiscale. Rivendicare la potestà su quei 50 mld di surplus fiscale lombardo non è un’istanza ricevibile. Potranno trattenere più soldi in loco, Lombardia e Veneto, se otterranno maggiori competenze nel negoziato con lo Stato centrale.

Competenze che possono essere richieste in 20 materie di potestà legislativa concorrenti come coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile e in tre materie che ad oggi sono di potestà legislativa esclusiva dello Stato (giustizia di pace, istruzione, tutela dell’ambiente e dei beni culturali).

Era necessario il referendum? A questo proposito, cioè la richiesta delle Regioni di maggiori competenze, ci si può chiedere se il referendum fosse realmente necessario e in ogni caso se sia lo strumento più efficace. La risposta non è positiva.

Tant’è che l’Emilia Romagna, senza spendere un soldo per la consultazione popolare, ha già raggiunto un’intesa con palazzo Chigi sulle materie su cui rivendica maggiori poteri (sanità, politiche del lavoro, ambiente e imprese, ricerca e lo sviluppo) e a breve avvierà i vari incontri di merito coi dicasteri interessati. (Paolo Baroni, La Stampa)

 

Privacy Preference Center

Necessari

installato da wordpress di default, non vengono utilizzati in alcun modo

wordpress

Advertising

Analytics

Utilizzati per stimare il traffico del sito

_ga,_gat,_gid,WT

Other