Regioni contro Stato. Ma è partita con i conti truccati, lo dice la Corte

Pubblicato il 25 Giugno 2010 - 15:10| Aggiornato il 21 Ottobre 2010 OLTRE 6 MESI FA
roberto formigoni

Roberto Formigoni

Le Regioni sono in rivolta contro la Manovra. Rivolta dura e di massa, guidata da Formigoni del Pdl e Vendola della sinistra “alternativa” ed Errani della sinistra riformista e Zaia della Lega. Rivolta indignata e disperata contro Tremonti, anzi addirittura contro lo Stato. Infatti all’unanimità i Governatori delle Regioni hanno minacciato di “restituire” allo Stato le loro competenze i loro oneri ed onori. Li hanno elencati: trasporti pubblici, finanziamento alle aziende, tutela ambientale, Protezione Civile…Dicono di essere questo le Regioni e che questa è la loro spesa che il governo vuole tagliare. Sono questo e solo questo le Regioni?

Nello stesso giorno della loro rivolta la Corte dei Conti, per bocca di Mario Riscuccia il relatore ufficiale dell’indagine annuale sulla spesa, dice che le Regioni sono anche: “la moltitudine di attività utili sovente a procurare solo una comodo collocazione a soggetti collegati alla politica”. Insomma la fabbrica dei posti pubblici. Ad esempio, ma è solo un esempio, le 3.600 società pubbliche con quarantamila relativi incarichi. Cosa sono dunque le Regioni, i servizi e la spesa essenziale, l’ossigeno perchè il “Territorio” respiri o anche il Bancomat sempre aperto della spesa discrezionale e la Fabbrica degli stipendi pubblici?

La credibilità dei vari Errani, Formigoni e Vendola e Zaia tanto più sarà sostenibile quanto più non giocheranno a nascondino con la doppia natura delle Regioni. Sono l’uno e l’altro e non è decente che nella loro opposizione alla manovra facciano finta di dimenticarsi del “lato oscuro” della loro forza. Le Regioni hanno funzioni insopprimibili ma anche funzioni inconfessabili. Se non le confessano, meritano il taglio di Tremonti, almeno sul piano etico oltre che su quello finanziario. E per chi non lo sapesse, le Regioni hanno in dotazione di spesa 178 miliardi di euro l’anno, poco meno della metà di tutte le tasse pagate, di tutte le entrate dello Stato. Con questa dote non dovrebbero giocare al “piangi e godi”.