Brunetta si traveste da italiano povero: “Non ho i soldi per pagare l’Imu”

Pubblicato il 11 Dicembre 2012 - 17:44| Aggiornato il 14 Maggio 2022 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – Il “povero” Renato Brunetta non ha i soldi per pagare l’Imu. ”Io sto pagando la seconda rata dell’Imu e i soldi non li ho, ho dovuto chiederli in banca. La pagheremo cara, Monti ha sbagliato”. Il Pdl, si sa, ha il dente avvelenato contro le scelte di Monti e contro l’Imu in particolare. Ma davvero in pochi si potevano aspettare che, ormai in piena campagna elettorale, un membro eccellente del partito, ex ministro, riconosciuto economista, attuale deputato e membro di ben 3 Commissioni parlamentari, non riuscisse a pagare l’Imu. Domanda scontata e un filo urticante: e se non ci riesce lui, Renato Brunetta, a pagarla, cosa devono dire tutti coloro che non usufruiscono di stipendi parlamentari, indennità da ministro accumulate per anni, indennità per le Commissioni? Senza considerare le entrate che (legittimamente, sia chiaro) arrivano a Brunetta dalla sua attività di economista e opinionista.

Ma tant’è, martedì l’ex ministro ha addirittura scritto una lettera a Monti per denunciare il fallimento della sua politica economica. “Ricordo al presidente Monti che la letteratura economica più accreditata sostiene che uno degli elementi determinanti per valutare la sostenibilità del debito pubblico per ciascun paese è il tasso di crescita e che, se si attuano politiche che bloccano la crescita, si finisce per ridurre la credibilità del paese, la sostenibilità di medio-lungo periodo del suo debito pubblico, e quindi il suo merito di credito”. Visioni opposte insomma: Monti mesi fa aveva addirittura detto di aver messo in conto la recessione come “prezzo” del risanamento. Brunetta insiste che la ricetta vincente è stimolare la domanda del mercato.

Nel giorno in cui Berlusconi dice, in buona sostanza, “ma che ci importa dello spread“, Brunetta parla anche di questo argomento, sempre nella lettera a Monti. Dando il merito dell’abbassamento del differenziale più alle scelte della Bce di Mario Draghi che alle politiche di Monti: “Se guardiamo l’andamento degli spread e lo decodifichiamo alla luce delle migliori analisi scientifiche, possiamo vedere come le riduzioni dei differenziali che si sono verificate nell’ultimo anno sono dipese in gran parte dalle risposte che la Bce ha dato alla crisi dei debiti sovrani dei paesi ritenuti ‘fragili’ dell’area euro e, in maniera solo residuale, dai provvedimenti varati dai singoli Stati nazionali”.