Renzi butta 150 mila euro per volare a New York, indecente

di Marco Benedetto
Pubblicato il 13 Settembre 2015 11:27 | Ultimo aggiornamento: 13 Settembre 2015 11:27
Angelo Binaghi

Matteo Renzi a New York fra Giovanni Malagò, a sin. e Angelo Binaghi. Questo scatto è costato agli italiani 150 mila euro

ROMA – Di solo carburante, la “fuitina” di Matteo Renzi a New York per vedere la partita di tennis Pennetta – Vinci, ci è costata a noi che paghiamo le tasse solo 150 mila euro, netto personale e annessi. Il calcolo è di Marco Palombi del Fatto, che stima in 9 mila euro all’ora il consumo dell’aereo di Stato, l’Airbus A-319 usato da Renzi e compari.
Chi non paga le tasse e ha occasione di leggere la notizia non può che autocompiacersi: vedi come sprecano i soldi dei contribuenti? Meglio li tenga io.
Il viaggio a New York di Renzi, ce lo dobbiamo dire, è proprio una indecenza.
Lui chiede di tagliare 10 miliardi di spesa pubblica, ricorda Marco Palombi, che amaramente conclude, e noi con lui:

“Per Renzi la spending review la devonovfare solo ospedali e Comuni”.

Naturalmente la trasferta a New York ha un coté fantozziano.
Fantozziana è la vicenda dei biglietti. Ne voleva tanti, perché sull’aereo Airbus, su cui di norma sono stipati come sardine a volte un po’ olezzanti di acro sudore decine di cittadini sulla rotta Roma-Milano, Renzi ha voluto imbarcare anche il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidenrte di Federtennis Angelo Binaghi, il suo portavoce Filippo Sensi, il consigliere diplomatico Armando Varricchio, il “poliziotto video-maker” Filippo Attilie il fotografo Tiberio Barchielli, ma

“all’ultimo momento il Coni è riuscito a strappare agli stupiti organizzatori ameri-cani solo tre biglietti”.

Così in tribuna d’onore sono saliti solo Renzi, Malagò e Binaghi.

Forse è questa somiglianza a Fantozzi nei modi e un po’ nel fisico anche se non nel successo che rende Matteo Renzi simpatico a tanti italiani:

“Più che un italiano normale, il personaggio che recita, è un italiano medio: cioè non una persona vera, ma una sorta di somma di tutti i cliché tricolori”,

commenta Marco Palombi.
Ma questo passa il convento. Renzi, con tutti i suoi difetti e la antipatia che stimola in un bel po’ di noi, è l’ultima speranza che abbiamo. Un uomo solo al comando? Un uomo solo contro tutti è meglio dire: lobby, interessi costituiti, incrostazioni secolari, sindacati, burocrati.
Ha voglia a parlarne male Enrico Letta, che è saltato sullo spunto del volo a New York per un po’ di moralismo d’accatto. Di cosa è stato capace il Governo Letta? Ha risposto a Berlusconi che voleva l’abolizione dell’Imu aumentandola, ha derubato i pensionati e le pensioni, tranne la propria e quelle dei suoi colleghi politici, violando principi del diritto e sentenze della Corte Costituzionale e di Cassazione, non è stato capace di fare nulla se non trasferire agli italiani vibrazioni di inceertezza e di inquietudine che hanno aggravato la crisi. E alla fine non è nemmeno stato capace di capire che Renzi, con quel suo “Stai sereno” lo avrebbe fregato.
I suoi attacchi a Renzi aggravano solo la scarsa immagine di Letta. Uno che è stato presidente del Consiglio non si perde in polemichette da retrobottega, le lascia ai giornalisti.
Meglio Gianni Cuperlo, nemico di Renzi, che va un po’ fuori dalle righe e si schiera con lui:

“E’ un fatto sportivamente storico il fatto che il presidente del Consiglio vada a portare la presenza del Paese in un momento così significativo per lo sport mi pare un fatto ragionevole, legittimo, rispettabile”.

Ci sarebbe da dirgli di prenderla un po’ più bassa e che certo il ricordo di Sandro Pertini è un po’ forte:

“Qualcuno ha evocato il presidente Pertini che esulta nel 1982. Senza fare paragoni, è un grande fatto sportivo e anche un grande fatto di costume e cultura, è un’immagine dell’Italia che va promossa. Lasciamo stare le polemiche”.

Giusto. Renzi non è Pertini e l’emergenza di oggi è ben paragonabile a quella di 30 anni fa. Allora l’Italia era nel mezzo della guerra fredda, col tumore del terrorismo e nelle fasi finali della crisi di assestamento post miracolo.

Allora era crisi di crescita, oggi è crisi da depressione, il Fisco mi uccide, non posso pensare che quei soldi non vanno solo nei rimborsi fasulli delle Regioni, nelle iniziative culturali inutili, nelle migliaia di consulenti che consigliano poco e male, ma vanno anche per soddisfare i capricci di onnipotenza dell’uomo cui metà degli italiani confida il proprio futuro.
Oggi non ci sono più violenze e sangue, quelle violenze e quel sangue. A Napoli si scannano ma è nella tradizione, nelle strade c’è una violenza diffusa ma forse oggi siamo solo più sensibili perché ci eravamo illusi che il benessere ci rendesse più buoni. Dalle cronache degli anni ’60 emergono delitti per stupide ragioni di traffico, arma preferita il cacciavite: Arona, Terni, gente “per bene”, ricca o quasi.
Oggi l’emergenza è data dal lento soffocamento dell’Italia che negli ultimi 20 anni è cresciuta a un ritrmo sempre più basso, la metà dell’Europa.
Renzi non h l’à plomb di Alcide De Gasperi, ma finora, almeno finora, non ha mandato in carcere un giornalista che lo ha diffamato. Sulla scia di Berlusconi, che era capace di vendere (pubbicità e sogni) e comprare ma non di reprimere, Renzi sa comprare ma sa anche reprimere. Sa che almeno per un po’ gli italiani perdonano tutto, dalla Petacci alle vacanze a New York.
Però ci dovrebbe stare attento. Il senso di onnipotenza che si prova da quelle parti deve dare proprio alla testa e per uno che viene da un paese della Valdarno lo sbalzo di pressione deve essere quasi esilarante.
Ma non è bene, pochi mesi dopo aver detto che non servivano nuovi aerei di Stato perché

“bastanoquelli che già ci sono”

spendere un pacco, anxi una paccata di soldi per comprarne uno più grande di quello già in uso, un Airbus A330 che Marco Palombi descrive

“capace di volare per oltre 12 ore senza soste, dotato d iwi- fi, sala riunioni, un’infermeria, più la solita camera da letto e zona relax per gli illustri ospiti istituzionali”.

Dice: ma è in leasing. E allora?

“Il costo del leasing, a prezzi di mercato, oscilla tra i 400mila e il milione di euro a settimana: vale a dire tra i 20 e i 50 milioni l’anno, più i lavori per renderlo adatto al servizio (comprare un A330 costa da 200 milioni in su)”.

Non risulta che le società di leasing siano una succursale della Caritas. Se l’aereo costa 200 milioni, potete scommettere che alla fine, col leasing, lo avremo pagato almeno 250.

Fosse meno burino…Però teniamocelo stretto. Se fallisce Renzi, possiamo solo unirci ai siriani.