Caso Scajola, il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del Papa

Pubblicato il 7 Maggio 2010 9:37 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2010 9:41

Dall’inchiesta che ha portato alle dimissioni del ministro Claudio Scajola emerge un nuovo scenario su possibili contatti tra alcuni imprenditori edili e ambienti vaticani. Il super-testimone Laid Ben Hidri Fathi, autista di Balducci e suo collaboratore, ha rivelato ai magistrati di Perugia che le imprese di Diego Anemone ristrutturavano e fornivano appartamenti di lusso a “politici e prelati” che agevolavano la concessione di appalti pubblici.

Fathi ha raccontato ai magistrati dettagli salienti su alcuni incontri che avrebbero aperto al costruttore le stanze del Vaticano: «Ero io ad accompagnare Diego agli incontri con queste persone. Ricordo in particolare che era in rapporti con monsignor Francesco Camaldo», il cerimoniere di Papa Ratzinger, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma cardinal Ugo Poletti.

Si apre così un altro filone di indagine che, partito dagli appalti sui Grandi Eventi, rischia di coinvolgere alti ambienti del Vaticano, soprattutto dopo la scoperta che una delle “casseforti” di Anemone era gestita da don Evaldo Biasini, 83 anni, tesoriere della Congregazione del Preziosissimo Sangue.

Gli inquirenti stanno allargando la rete d’indagine a quindici transazioni sospette di immobili: trasferimenti di denaro dai conti di Anemone a quelli dei suoi prestanome, (in particolare il geometra Zampolini e la segretaria Alida Lucci), e poi trasformati in assegni circolari da versare al momento del rogito. Alcune compravendite di case, poi, passavano proprio da enti religiosi come «Propaganda Fide», di cui Balducci era consigliere, con metodi simili a quelli scoperti nel caso dell’appartamento in zona Colosseo dell’ex ministro Scajola.

Nell’elenco delle persone da interrogare c’è anche il notaio Gianluca Napoleone che ha stipulato tutti i rogiti delle operazioni immobiliari gestite dall’architetto Zampolini. E sono proprio quelle «anomale» movimentazioni di denaro scoperte sui suoi conti presso la Deutsche Bank e su quelli della Lucci a celare – secondo i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi – l’acquisto di case che Anemone avrebbe poi intestato ai politici, ai funzionari statali e a quei religiosi che lo avrebbero agevolato nella concessione degli appalti pubblici, ma anche nei lavori di ristrutturazione di interi stabili.

Rapporti stretti, anzi strettissimi, quelli tra Balducci e monsignor Camaldo, confermati dallo stesso monsignor Camaldo dopo l’arresto dell’imprenditore: «Sono molto addolorato, è una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni, sono certo che dimostrerà la sua completa estraneità alle accuse». Intanto si è scoperto che non solo don Biasini, ma anche altri sacerdoti sapevano dei movimenti di denaro a favore di Anemone.