Scuola, docenti contro Berlusconi: “Noi non plagiamo nessuno”

Pubblicato il 28 Febbraio 2011 - 18:07 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – ”Siamo rimasti perplessi: noi non ‘inculchiamo’, insegniamo”. Anche tra i docenti cattolici – dove pure non mancano posizioni diverse – le affermazioni del premier sulla scuola non sono piaciute. Per loro parla il professore Giovanni Villarossa, presidente dell’Uciim, che riunisce docenti cattolici. Il 95% degli insegnanti che aderiscono all’Uciim lavora nella scuola di Stato, spiega Villarossa, oggi in pensione, ma per tanti anni insegnante di storia e filosofia al liceo e poi preside.

Villarossa, da cattolico, crede nei valori cristiani, anche in fatto di famiglia: ”Per me la famiglia è quella formata da padre, madre e figli”, afferma, tanto per sgombrare il campo da ambiguità. In altre parole, sugli altri temi toccati sabato da Berlusconi, non ha commenti da fare. Ma sul mondo in cui si è espresso sulla scuola statale, sì. ”Non si può accettare un’affermazione così generalizzata e, ritengo, non veritiera. Se diciamo che i genitori sono liberi di mandare i figli nella scuola che preferiscono, siamo d’accordo. Altro è parlare di ‘insegnanti della scuola pubblica che inculcano agli studenti valori diversi rispetto a quelli delle famiglie’. La nostra finalità di docenti è la formazione della persona, in una corresponsabilità educativa con i genitori”.

”I docenti non inculcano principi contrari a quelli dei genitori”, aggiunge Rosalba Candela, vicepresidente Ucimm e docente di italiano in un istituto tecnico superiore di Partanna, in provincia di Trapani. La struttura in cui lavora ha risentito dei tagli alla scuola, ”come tutte quelle del sud”, afferma. ”Abbiamo laboratori molto buoni, attrezzati grazie ai fondi europei, che sono sottoutilizzati perché manca il personale. Negli ultimi mesi ho visto scene pietose, con precari licenziati, a volte marito e moglie insieme, oltre i 40 anni, quando è difficilissimo ricollocarsi. La scuola è stata trattata come un ammortizzatore sociale”.

”Dal premier – aggiunge – mi sarei aspettata che dicesse che la scuola e’ sede del progresso, della democrazia, che ha contribuito all’unità d’Italia, che va sostenuta. Forse, il suo è stato un lapsus”.

Qualche voce fuori dal coro, però, c’è, anche se sporadica. ”Mi trovo d’accordo con quanto ha detto Berlusconi – afferma Filomena Cioffi, che insegna lettere in una scuola media della provincia di Caserta -. Nella scuola pubblica c’e’ chi adotta un certo tipo di strategie, ci sono insegnanti che, sul piano educativo, trasmettono idee dissonanti rispetto a quelle delle famiglie. Certo sono una minoranza, ma il fenomeno esiste e non e’ marginale. Gli insegnanti dovrebbero essere piu’ asettici”.