Il Cardinale, il ministro e il senatore e le tredicimila “stazioni appaltanti”

Pubblicato il 22 Giugno 2010 15:31 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 19:49

Tre uomini e una cifra: ci spiegano, ci raccontano, ci guidano. La cifra, il numero è “tredicimila”. Lavoratori, studenti, politici, giudici, intercettazioni, gol segnati in tutti i Mondiali? No, niente di tutto questo. Tredicimila sono in Italia le “Stazioni appaltanti”. Questa la definizione ufficiali dei “luoghi”, degli enti, comitati e organismi dotati del potere, e soprattutto dei soldi, per concedere e finanziare un appalto pubblico. Tredicimila, una rete che copre tutto il paese a maglia fitta. Tredicimila, in modo che ci sia sempre o ovunque uno sportello a cui bussare o un meccanismo da oliare. Tredicimila portafogli pubblici da aprire con progetti ma anche con telefonate, segnalazioni e amicizie. Tredicimila, un “Grande Giro” che per le sue stesse dimensioni non smette mai di girare. Tredicimila, così tanti che la corruzione possa, non fosse altro per la legge dei grandi numeri, sempre trovare un porto, un albergo, un indirizzo, una casa. Tredicimila “Stazioni” in cui il treno della corruzione, cioè del denaro pubblico sprecato e scambiato come favore e opportunità, possa sempre trovare dei binari su cui circolare. Se questa è la “rete”, se tredicimila sono le “occasioni”, stupirsi che facciano centinaia di “uomini ladri” è meravigliarsi dell’ovvio e probabilmente del voluto.

Paolo Tancredi

Il primo dei tre uomini è Paolo Tancredi, senatore del Pdl. Andava ascoltato dal vivo nel pomeriggio del 21 giugno, il giorno in cui si era saputo che aveva, insieme ad altri colleghi senatori dello stesso partito, presentato emendamenti alla manovra per un totale e globale condono edilizio, compresi gli abusi perpetrati nelle “zone protette”. Parlava alla radio della Confindustria, Radio 24. La trasmissione era “Focus economia”. L’intervistatore, sempre più incredulo delle risposte che otteneva, era il giornalista Sebastiano Barisoni. Diceva il senatore Tancredi: “Domani ritiro l’emendamento che ho presentato…L’ho firmato, è vero, ma non sono assolutamente d’accordo…Vi spiego come è andata: Berlusconi ha fatto capire a tutti che si poteva cambiare la manovra. E allora nelle ultime ore prima delle 13 di venerdì 18, termine per la presentazione degli emendamenti, quante pressioni, quanti interessi su di noi…Ci mettiamo in tre, tre senatori del Pdl della Commissione Bilancio del Senato, diamo la nostra disponibilità a firmare quel che ci arriva…Firmiamo ma non leggiamo tutto quel che firmiamo, anzi…Ci arriva roba, tanta dai deputati del Pdl, da quelli della Camera, dai nostri lì che temono poi di non potere cambiare nulla dopo il passaggio al Senato…Vorrei sapere anch’io chi ha messo quelle righe sul condono universale, forse appunto dalla Camera, sono il primo curioso di sapere…”.

Paolo Tancredi ci spiega cosa è la politica nel tempo della cultura del fare: raccogliere “le pressioni, gli interessi…”, metterci un timbro “parlamentare”, rendersi insomma utili ai cittadini e colleghi che “premono”. Anche senza sapere cosa si firma, anche senza leggere, la missione è accogliere e farsi interpreti. Il Senatore Tancredi che si dichiara “il primo curioso” di sapere chi ha scritto quel che lui ha firmato ricorda l’ex ministro Scajola che dichiarò letteralmente di “sospettare che qualcuno avesse pagato la sua casa a sua insaputa”. Prestazione che era sembrata inarrivabile ma che invece è stata eguagliata. Almeno nel suo effetto tragicomico. Questa è la politica e questa è la classe dirigente. Non per caso, è esattamente come la vogliono le “pressioni e gli interessi”. Stavolta dei costruttori e abitanti di case abusive e irregolari, altre volte degli allevatori in guerra con le multe sulle quote latte. Ma anche se si tratta di soldi alla “cultura”, ai teatri o al cinema, il metodo non cambia. E neanche la sostanza: la politica non ha nessun interesse generale da presidiare e difendere, neanche se lo sogna. La sua funzione, accettata e votata, è quella di far da amplificatore, passacarte e sostegno agli interessi della corporazione di riferimento.