Spinelli e Flores D’Arcais: Rodotà presidente, Beppe Grillo mon amour

Pubblicato il 20 Aprile 2013 12:40 | Ultimo aggiornamento: 20 Aprile 2013 12:40
flores d'arcais paolo

Paolo Flores D’Arcais: sedotto da Beppe Grillo

La fascinazione della sinistra intellettuale e giornalistica con Beppe Grillo e l’ossessione con Berlusconi è espressa al massimo da Barbara Spinelli e Paolo Flores D’Arcais, separatamente rispetto a Grillo e congiuntamente per Berlusconi.

In un articolo intitolato “Il coraggio della solitudine” pubblicato da Repubblica, Barbara Spinelli ha scritto

 “Se la sinistra di Bersani e Vendola ha memoria della propria storia migliore, se vuole rinnovarsi ascoltando quel che tanti cittadini desiderano, non ha davanti a sé molte vie ma una, nell’elezione del nuovo capo dello Stato”.

Ecco i requisiti: il nuovo Presidente deve

1. “nell’ultimo ventennio [avere] avversato l’anomalia berlusconiana”.

Questo tradisce un limite di prospettiva della sinistra giornalistica perche Berluscuni non e’ una anomalia ma un fenomeno organico italiano, cosi come lo fu il fascismo. A meno che non si consideri anomalia tutto quello che non coincide con la nostra visione anche se estremamente elitaria e minoritaria. Visione in democrazia assai pericolosa, che deriva nel bolscevismo;

2. “[avere] pensato più di altri l’intreccio fra crisi economica, crisi della democrazia, crisi della legalità, crisi dell’informazione, crisi dell’Europa”.

Che senso ha? Non deve avere pensato, deve essere in grado di destreggiarsi nell’attuale congiuntura politica, che è quella che hanno deciso gli italiani che sono andati a votare.

Ancor più preoccupante la frase:

3. “Non può che meditare sul vincitore finale delle Quirinarie di Grillo: Milena Gabanelli è emblema dell’indipendenza giornalistica, della lotta alla corruzione, e di tale indipendenza e lotta la nostra democrazia ha bisogno come dell’aria, per tornare a respirare”.

Per sua e nostra fortuna la Gabanelli si e chiamata fuori dal ruolo di esca inventato per lei da Beppe Grillo.

E allora, insiste Barbara Spinelli, la scelta non può che essere fra i

“tre nomi politicamente forti emersi dal dibattito nel Movimento 5 Stelle: Stefano Rodotà, o Romano Prodi, o Gustavo Zagrebelsky. Non li ha inventati Grillo questi nomi”

dice la Spinelli, dimenticando che però li ha indicati invece proprio lui. Così a sostegno della sua tesi, ingaggia anche Oscar Luigi Scalfaro fra le bandiere della sinistra, ignorando i fiumi di veleno versati contro il cattoligo (e forse anche assai bigotto) Scalfaro prima del famoso “Non ci sto”.

Dimostrando poi di avere poca dimestichezza con i meccanismi di funzionamento della democrazia, dove ci sono schizzi di fango e macchie di grasso che la fanno funzionare, Spinelli stabilisce che

“solo la persona pesa, non l’astuto reticolo di accordi che l’intronizza”.

Questo non vale per Beppe Grillo:

“L’accordo fra sinistra e 5 Stelle sul nome del Presidente è infecondo solo se teniamo il naso schiacciato sull’oggi, anzi sull’ieri (le larghe intese erano solo con la destra)”.

Qui c’è una frase che probabilmente ha fatto inorridire molti a Repubblica ma che rappresenta una intuizione importante:

“Se guardiamo lontano, se vediamo lo sfaldarsi del Pd non come una sciagura ma come un’opportunità, l’accordo con Cinque Stelle può essere reinvenzione democratica”.

Poi però si perde in una analisi un po’ fumosa e di difficile lettura nonché comprensione sui progetti di Fabrizio Barca che sembrano assai in contrasto con altre e soprattutto con quello che può volere un burocrate statale figlio della più elevata aristocrazia del Pci. E si perde soprattutto nelle fantasie 5 stelle style su una visione della democrazia di genere futurista di quelle che hanno poi come sbocco nazismo e fascismo:

 ” I militanti di 5 Stelle preconizzano ad esempio l’immissione nella democrazia rappresentativa di esperienze sempre più estese di democrazia deliberativa, diretta”.

 

“Perché, PERCHÉ, PERCHÉ?” (testualmente) si intitola l’appello mandato in rete all’alba di sabato 20 aprile da Paolo Flores D’Arcais e che si riporta integralmente. L’appello è pro Rodotà, ma questo vale poco rispetto alle parole su Beppe Grillo e i suoi:

“Bersani incontra Monti! E poi forse Berlusconi! Parlamentari del Pd perché non votate Rodotà, che tutta la vostra base vuole? Perché, perché, perché?

“Volete eleggere un Presidente insieme a Monti e Berlusconi, quando potete eleggere un uomo che appartiene alla vostra storia, che è stato presidente del Pds, cioè dell’antecedente del Pd, che ha tutte le caratteristiche di un autentico e intransigente Custode della Costituzione e dei suoi valori fondanti di giustizia e libertà, dunque di ciò di cui ha bisogno l’Italia?

“Il M5S ha detto chiaramente che se votate Rodotà, il “vostro” Rodotà, si aprono “praterie” per un governo. Era quello che chiedevate da settimane. Ora che lo ottenete lo rifiutate? Allora era tutta una messa in scena, tutta una pantomima?

“Se non votate Rodotà, non riuscirete a formare un governo, andrete alle elezioni, e potrebbe vincerle Berlusconi. E’ questo che volete? Berlusconi è ineleggibile, lo ha detto anche il vostro capogruppo al Senato Luigi Zanda, insieme al M5S potreste dichiarare Berlusconi ineleggibile in pochi giorni, tutta la vita politica italiana uscirebbe da un incubo di quasi vent’anni, e invece volete salvare di nuovo il Caimano e anzi consegnargli il paese?

“Dite che ci vuole un nome condiviso. Benissimo, ma condiviso con chi? Non potete condividerlo sia con Berlusconi e Monti che con Grillo, non potete condividerlo con il Caimano e l’inciucio e al tempo stesso con l’Altrapolitica e l’Italia che chiede di voltare pagina. Dovete scegliere.

“Se voterete insieme a Berlusconi e Monti, per eleggere la Cancellieri, Amato, D’Alema, la Severino, Cassese o qualsiasi altro nome, evidentemente gradito al Caimano (che i suoi interessi li sa fare perfettamente, e dunque se lo vota…), avrete tradito i vostri elettori, a cui avete chiesto il voto in nome di un grande rinnovamento”.