Tremonti apre all’opposizione: “Bicamerale per fare le riforme”

Pubblicato il 20 Dicembre 2009 9:23 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2009 9:23

tremonti«In questi 15 anni c’è sempre stato il ruolo democratico dell’opposizione». Sono parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che, in un’intervista al Corriere della Sera, si dice pronto ad aprire il dialogo sulle riforme istituzionali, «da fare in Parlamento o con la creazione di un corpo ad hoc, Convenzione o Bicamerale».

«Se la politica continua a divorare se stessa nella lotta, convinta di fare il proprio interesse, in realtà finisce per essere la prima vittima», afferma Tremonti. La riforme condivise, spiega, sono necessarie perchè «abbiamo un sistema politico che da un lato è vecchio e poco efficiente, dall’altro tende ad autodistruggersi. Possiamo restare l’unico Paese che ha due Camere e il bicameralismo perfetto? Possiamo andare avanti con un continuo crescente conflitto di poteri alimentato da componenti paranoiche e parossistiche della vita cosiddetta civile?».

«In questi mesi – racconta il ministro – ho riflettuto a lungo con il presidente del Consiglio sulle riforme istituzionali. Abbiamo parlato di Bicamerale, del Titolo Quinto, del federalismo, della Bozza Violante. Un impegno costituente comune avrebbe un effetto naturale di pacificazione», dichiara, mentre «riprendere nella lettera e nello spirito la Bozza Violante sarebbe il modo migliore per continuare il cammino».

In tema di riforme fiscali, Tremonti immagina «un sistema che esprima sfavore per la speculazione finanziaria e per la distruzione ambientale, e favore per la famiglia con i bambini, il lavoro, la ricerca e l’ambiente. Questo era il sogno fatto nel ’94 con Silvio Berlusconi».

In merito alla fiducia sulla Finanziaria, «non mi sembra questo il tempo per errori o rischi sul bilancio pubblico, costruito come una cattedrale» a cui «non puoi togliere un’architrave per sostituirla più o meno casualmente con un’altra», dice Tremonti.

«Ho chiesto all’opposizione di ritirare gli emendamenti per aprire in Aula un grande dibattito sulla politica economica. Pur manifestando interesse di principio, la scelta è stata quella di conservare gli emendamenti».