Trivellazioni Bp al largo della Libia, Prestigiacomo: “Sì alla moratoria nei pozzi del Mediterraneo”

Pubblicato il 3 agosto 2010 11:13 | Ultimo aggiornamento: 3 agosto 2010 11:35

Mentre ambientalisti e opposizione hanno già annunciato battaglia, Bp prosegue nella strada annunciata:  trivellazioni, esplorazioni petrolifere al largo del Golfo della Sirte, in acque libiche. Ora però c’è anche il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo che interviene e propone una moratoria sulle perforazioni petrolifere in acque profonde nel Mediterraneo.

“I piani della Bp destano preoccupazione una moratoria sarebbe l’approccio giusto per dare il tempo all’Unione Europea di definire una strategia nuova e specifica per il Mediterraneo, soprattutto in riferimento al rischio mostrato dalla vicenda della Deepwater Horizon”, ha detto il ministro al Financial Times.

Il colosso britannico ha in programma di procedere con le operazioni per il primo di cinque pozzi a una profondità di 200 metri superiore a quella del pozzo dell’incidente nel golfo del Messico. Già il commissario europeo all’energia Gunter Oettinger aveva proposto una sospensione delle trivellazioni.

British petroleum però ha storto il naso, sottolineando che non c’è un’autorità unica per il Mediterraneo e che molti stati, tra cui l’Italia, avrebbero approvato pozzi simili nei loro territori. Il problema secondo il quotidiano è che non ci sarebbero né in Libia né in tutta l’area le attrezzature sufficienti ad arginare un disastro come quello della marea nera nel Golfo del Messico.

Si indigna alla proposta di moratoria anche l’ambasciatore libico a Roma, Abdulhafed Gaddur: “Nessuno ci può insegnare nulla su ciò che dobbiamo fare. Sappiamo quello che facciamo. Siamo esperti di queste cose da 45 anni, senza il consiglio di nessuno. Abbiamo personale qualificato, in grado di trattare con i propri omologhi stranieri. E poi l’Eni non ha una piattaforma a El bouri?”.

Dalle colonne del Corriere della Sera si legge: “I pozzi dai quali l’Eni ha in corso estrazioni in Libia sono in acque molto meno profonde, e questo rende più facile garantire la sicurezza”. Il quotidiano poi cita il portavoce del colosso petrolifero italiano, Gianni Di Giovanni: “Sono tutti pozzi gestiti direttamente da noi. I nostri standard di sicurezza sono riconosciuti unanimemente”.