Onida critico coi pm di Palermo: “Uso intercettazioni, un malcostume politico”

Pubblicato il 31 agosto 2012 11:01 | Ultimo aggiornamento: 31 agosto 2012 11:02
L'ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida

Valerio Onida (Lapresse)

ROMA – L’uso mediatico delle intercettazioni tra il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, non è piaciuto nemmeno all’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida. “Un malcostume politico quello delle indiscrezioni con la doppia aggravante di infrangere la segretezza delle conversazioni del Capo dello Stato e l’illegittimità dell’inchiesta di Palermo che, a suo giudizio, non avrebbe la competenza.

Intervistato dal quotidiano La Stampa, Onida spiega che la procura di Palermo non potrebbe indagare per lo stesso oggetto dell’indagine: “Una presunta trattativa tra lo Stato e la mafia. Mi sembra evidente che è materia che rinvia automaticamente ai vertici dello Stato, ossia al governo dell’epoca. Ma questi sarebbero reati ministeriali, quindi di competenza del cosiddetto tribunale dei ministri e non della procura ordinaria”. Secondo Onida ci sarebbe un vizio di fondo: “Non è un caso, infatti, che siano indagati due ex ministri dell’epoca, quali Conso e Mancino. Ora, so bene che i reati contestati ai due sono legati all’oggi e non al momento in cui tenevano la carica. Ma per uno si ipotizzano le false dichiarazioni al pm, per l’altro la falsa testimonianza. E su cosa avrebbero detto il falso? Sui fatti di allora, cioè di quando erano ministri. Non si sfugge”.

Agli occhi di Onida c’è stata una “forzatura giuridica per arrivare, indirettamente, a indagare su quel che non possono indagare direttamente”. E sulle ricostruzioni delle intercettazioni “indirette” tra Napolitano e Mancino, Onida non transige: “Che cosa c’entra con l’indagine penale? Nulla. E’ il solito gossip politico. Ma purtroppo c’è questo malcostume di far finire sui giornali le intercettazioni che non c’entrano con l’indagine penale. Succede troppo spesso che, con modalità improprie, si usino mediaticamente intercettazioni irrilevanti. In questo caso, poi, dato che sono atti segreti, diffonderle è una violazione di legge”.

La domanda sorge spontantea: serve allora una nuova legge sulle intercettazioni? “Il malcostume – ammette Onida – non si combatte solo con una legge. Però forse occorrerebbe un intervento legislativo. Ma che sia sapiente, mirato, che realizzi l’equilibrio tra i diversi interessi costituzionali in gioco”.

Ma l’intervento a cui pensa Onida non ha nulla a che fare con le proposte fatte finora: “Quanto sento dire: impediamo di intercettare salvo che per pochi reati più gravi, non mi sembra un intervento equilibrato. Perché ricordiamoci sempre che le intercettazioni sono uno strumento importante di indagine e non si può limitarne a cuor leggero l’impiego”.