Vergogna sindacale dipendenti Parlamento: tetto se lo riprendono con indennità

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 settembre 2014 13:09 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2014 13:10
Vergogna sindacale dipendenti Parlamento:  il tetto se lo riprendono con le indennità

Vergogna sindacale dipendenti Parlamento: il tetto se lo riprendono con le indennità

ROMA – Il governo Renzi mette il tetto agli stipendi dei dipendenti del Parlamento? E loro se lo riprendono con le indennità di funzione. Aggiuntive al tetto e solo per le figure apicali dell’amministrazione: ovvero il segretario generale, i suoi vice ed i capi servizio. Cosicché Ugo Zampetti, da tre lustri al vertice della Camera, potrebbe incassare una paga lorda di 350 mila euro, di gran lunga sopra il limite di 240 mila euro. A raccontare la vergogna sindacale dei dipendenti di Montecitorio è Sergio Rizzo sul Corriere della Sera di sabato 20 settembre.

Rizzo analizza i dati ufficiali delle tabelle diffuse dal Parlamento: solo alla Camera ci sono 81 funzionari il cui stipendio, lordo, viaggia fra i 270 e i 370 mila euro annui. Altri 83 si “accontentano” di cifre tra i 170 e i 270 mila.

“Un consigliere parlamentare al massimo della carriera porta a casa uno stipendio lordo, comprensivo degli oneri previdenziali, di 421.220 euro l’anno. Più l’indennità di funzione, che varia dai 378 euro netti al mese per un capo ufficio ai 662 del segretario generale. Le tabelle ci dicono che a Ugo Zampetti, da tre lustri al vertice supremo dell’amministrazione, spetta una retribuzione complessiva di 478.149 euro, al lordo degli oneri previdenziali ma al netto dell’indennità di funzione che avvicina ulteriormente la sua busta paga al mezzo milione annuo. Idem per la sua collega del Senato, Elisabetta Serafin. Per capirci, più del doppio rispetto al tetto dei 240 mila euro”.

Ma intanto, scrive Rizzo, i tagli sembrano più di fantasia che reali:

“Entreranno a regime non prima del 2018. Fra quattro anni. La differenza fra la retribuzione attuale al netto degli oneri previdenziali e il tetto rispettivo stabilito per ogni categoria sarà abbattuto progressivamente, del 25 per cento l’anno. Per fare un esempio, un consigliere parlamentare con 30 anni di servizio che guadagna al netto degli oneri pensionistici 318.654 euro, nel 2015 si vedrà alleggerire di 19.663 euro lo stipendio, che passerà in questo modo a 298.991 euro. La retribuzione di un documentarista che ha 30 anni di anzianità, pari a 212.077 euro al netto dei medesimi oneri previdenziali, sarà ridotta il prossimo anno di 11.602 euro, somma corrispondente a un quarto della differenza fra quella somma e il tetto fissato per la sua categoria: 165.669 euro.

Salvo poi riprendersi parte della sforbiciata così:

“Perché mentre il compenso di 240 mila euro del capo dello Stato è lordo, qui invece quel tetto s’intende al netto degli oneri previdenziali e soprattutto dell’indennità di funzione. Voce che per compensare la riduzione dei compensi mantenendo una distanza economica fra le varie categorie di dipendenti verrà alzata fino a un massimo del 25 per cento dello stipendio. Uscita dalla porta, una fetta importante della vecchia busta paga rientrerà perciò dalla finestra. In soldoni: se oggi l’indennità di funzione per il segretario generale si aggira intorno agli 8 mila euro netti l’anno, domani potrà salire a 60 mila euro lordi. Con il risultato che la sua retribuzione complessiva, una volta a regime, passerà dai circa 500 mila euro attuali ad almeno 350 mila: 240 mila di stipendio, 60 mila di indennità più circa 50 mila di oneri previdenziali. Il tutto in mancanza di un sistema di valutazione autenticamente meritocratico, dal quale un’istituzione pubblica fondamentale e prestigiosa come il Parlamento non dovrebbe prescindere”.