Birmania al voto. San Suu Kyi e le polemiche dell’opposizione: la “Signora” rischia di diventare ininfluente?

Pubblicato il 8 Novembre 2010 15:36 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 15:41

Aung San Suu Kyi

Dopo 20 anni la Birmania è tornata a votare. «Siamo soddisfatti. Date le circostanze, possiamo dire che abbiamo ottenuto un ottimo risultato: al momento non so se qualcuno di noi sarà eletto, ma so che moltissima gente ha votato per il nostro partito. Pensiamo di essere andati bene», ha detto Than Nyein, leader della Forza nazionale democratica, formazione politica nata da una costola della Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi.

A suo avviso «alla democrazia si può arrivare: per gradi». Aung Suu Kyi è stata messa alle strette e di fatto i riflettori sulle elezioni si sono spenti. Nonostante l’appello al boicottaggio del voto del Nobel della Pace in molti sono andati alle urne, compresi i suoi.

Dietro i presunti brogli, dietro l’indifferenza di molti Paesi, c’è la situazione instabile della Birmania, soprattutto dell’opposizione. La Forza nazionale democratica (National Democratic Force, Ndf),è in polemica con la posizione di Aung San Suu Kyi: «Siamo sempre stati al suo fianco abbiamo grande rispetto per la Signora. Ma quando è venuto il momento di decidere, abbiamo pensato alle conseguenze: non potevamo rimanere fuori dal processo di democratizzazione, per quanto imperfetto potesse essere», ha spiegato Aye Nyein.

Nyan Win, avvocato e portavoce di Suu Kyi, ha replicato: «Sono dei traditori. Non aveva e non ha alcun senso partecipare a un voto truccato e antidemocratico: non è così che cambierà la vita dei birmani. I generali continuano ad avere in mano tutto il potere. Il prossimo Parlamento? Sarà semplicemente inutile».

E se Aung San Suu Kyi diventasse ininfluente, come temono alcuni analisti della Bbc? Gli elettori, ha raccontato la tv statale birmana, “hanno votato liberi e felici”; il quotidiano “New Light of Myanmar”, un bollettino del regime, ha parlato invece di “votazione di massa” e “fervore nazionalistico”. Ma osservatori indipendenti, specie facendo il confronto con le lunghe file ai seggi del 1990 (quando il partito di Aung San Suu Kyi trionfò in elezioni poi mai onorate per l’opposizione della giunta militare), hanno invece constatato tutt’altro: “Sembra una domenica qualunque”.