Iraq: è morto Tareq Aziz, il cristiano fedelissimo di Saddam Hussein

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 giugno 2015 21:54 | Ultimo aggiornamento: 5 giugno 2015 21:55
Iraq: è morto Tareq Aziz, il cristiano fedelissimo di Saddam Hussein

Tareq Aziz

BAGHDAD –  Fu il “volto presentabile del regime” di Saddam Hussein agli occhi della comunità internazionale, grazie al suo ruolo di diplomatico: è morto oggi, 5 giugno, a 79 anni, Tareq Aziz. E’ stato colpito da un infarto mentre era in carcere, dove si trovava da dodici anni.

Aziz, cristiano caldeo, ex ministro degli Esteri e vice premier, è deceduto nell’ospedale Al Hussein di Nassiriya, nel Sud del Paese, dove era stato ricoverato per una crisi cardiaca subita nel carcere locale, dopo che le sue condizioni di salute si erano andate progressivamente deteriorando negli ultimi anni.

Già nel 2012 il ministero della Giustizia di Baghdad aveva ammesso che l’anziano ex vice premier era ormai costretto su una sedia a rotelle, ma a nulla sono servite le iniziative internazionali per il suo rilascio, dopo che, nel 2010, una mobilitazione dell’Unione europea e del Vaticano aveva ottenuto che non venisse eseguita la condanna a morte pronunciata in quell’anno nei suoi confronti per crimini contro l’umanità.

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Per chiedere che ad Aziz fosse risparmiata la vita il leader radicale Marco Pannella aveva fatto uno sciopero della fame, e l’allora ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, era intervenuto personalmente presso le autorità irachene durante una visita a Baghdad.

Tareq Aziz era stato condannato a morte perché riconosciuto colpevole di avere avuto un ruolo nell’eliminazione dei leader dei partiti sciiti di opposizione a Saddam Hussein. Mentre nel 2009 si era visto infliggere 15 anni di reclusione per l’esecuzione di 42 commercianti accusati di speculazione.

Nato nel 1936 vicino a Mosul, laureato in letteratura inglese, Aziz si era unito al partito Baath di Saddam fin dagli anni dell’università e, rinnegando il suo nome cattolico di Mikhail Yuhanna, era riuscito a scalare i gradini del potere fino al massimo livello consentito a un non musulmano: ministro degli Esteri dal 1983 al 1991 e vice primo ministro dal 1979 al 2003.

A quell’epoca l’Iraq aveva un milione e mezzo di cittadini cristiani. Una comunità oggi in via di estinzione, dopo oltre un decennio di violenze culminate, a partire dall’anno scorso, con le persecuzioni seguite alla conquista da parte dell’Isis di vaste regioni nel Nord del Paese, tra cui la stessa città di Mosul.

La fedeltà di Aziz verso Saddam non è mai parsa in dubbio. Un esempio è una sua dichiarazione pubblica del 1988 in cui, dopo un massacro da parte del regime di migliaia di civili curdi con armi chimiche ad Halabja, cercò di addossarne la responsabilità all’Iran, con il quale l’Iraq era in guerra da otto anni.

‘Otto di picche’ nel celeberrimo mazzo di carte con cui gli americani avevano indicato i ricercati di primo piano tra i dirigenti del deposto regime, Tareq Aziz si era consegnato alle truppe americane nell’aprile del 2003, poche settimane dopo il loro arrivo a Baghdad.

Nel vano tentativo di sventare la guerra, l’allora vice premier si era recato il 14 febbraio di quell’anno in Vaticano, dove aveva incontrato Giovanni Paolo II, che aveva già preso decisamente posizione contro l’intervento militare. Durante il suo viaggio in Italia Aziz aveva anche visitato la tomba di San Francesco ad Assisi. Era stato quello il terzo incontro con il Papa polacco, dopo altri due avvenuti nel 1994 e nel 1995, nell’ambito degli sforzi di Baghdad per fare revocare le pesanti sanzioni imposte all’Iraq. Iniziative coronate da scarso successo, come la febbrile attività diplomatica con la quale, a cavallo tra il 1990 e il 1991, l’allora ministro degli Esteri aveva cercato di impedire la guerra di una coalizione internazionale a guida americana per costringere le truppe irachene a ritirarsi dopo l’invasione del Kuwait.