Isis, gli arabi “alleati riluttanti” degli americani

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 settembre 2014 8:39 | Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2014 8:44
Isis, "arabi riluttanti" alleati degli americani

Isis, “arabi riluttanti” alleati degli americani

PARIGI – Contro l‘Isis gli Stati Uniti schierano l’alleanza con gli arabi “riluttanti”, arabi contro i guerriglieri dello Stato Islamico nonostante parte della propria popolazione sia da quella parte: la Giordania, l’Egitto, la Turchia, ma anche il Qatar, che ha aiutato non pochi movimenti islamici, e l‘Arabia Saludita, sunnita sì, ma non come gli jihadisti dello Stato Islamico. Resta il nodo di Siria e Iran: Washington non vuole che siedano tra gli alleati, vista la tensione con Bashar el Assad e la questione nucleare iraniana. Eppure proprio la Siria alawita e l’Iran sciita sarebbero in prima linea contro i combattenti fondamentalisti dell’Isis. Lo stesso discorso vale per la Russia, da sempre sostenitrice del regime di Damasco. Mentre la Germania ha già fatto sapere di volerne restare fuori.

Ovviamente anche i Paesi che hanno già detto sì al segretari di Stato americano, John Kerry, nel suo pellegrinaggio della settimana scorsa non hanno per forza intenzione di schierare truppe o aerei. Il loro contributo potrebbe limitarsi a fornire addestratori, armi, aiuti economici, aerei di ricognizione, agenti di intelligence o anche solo tende per la Croce rossa, medicinali.

Per cercare di mettere a punto una strategia unitaria lunedì 15 settembre si riunisce a Parigi un vertice sulla sicurezza in Iraq. Proprio nella capitale di quella Francia che nei giorni scorsi ha prima appoggiato senza remore i raid americani, e poi ha fatto marcia indietro, schierandosi sempre al fianco degli Stati Uniti ma senza sporcarsi troppo le mani.

A frenare alcuni possibili alleati arabi è il timore che un’alleanza con l’Occidente sia malvista da una parte della popolazione locale.

Ma la decapitazione dell’operatore umanitario britannico David Haines, resa nota con il solito video minaccioso domenica 14 settembre, ha accelerato la necessità di una decisione. Adesso la guerra dell’Isis non è più solo agli Stati Uniti di Obama, ma anche al Regno Unito di David Cameron, accusato di sostenere i peshmerga curdi. E il monito, naturalmente, è destinato anche a tutti gli altri Paesi che vogliono fare lo stesso.