Torna la messa in latino. Le nuove regole di Ratzinger: “Preti studiate di più”

Pubblicato il 14 Maggio 2011 10:22 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2011 12:20

CITTA’ DEL VATICANO – Tre anni fa papa Benedetto XVI liberalizzava la messa in latino con il Motu Proprio ”Summorum Pontificum”. Dopo le “prove” generali nelle chiese e le osservazioni arrivate dai vescovi di tutto il mondo, la Pontifica Commissione Ecclesia Dei ha deciso di pubblicare una sorta di vademecum al rito pre-conciliare, compresa l’ovvia premessa per i sacerdoti di conoscere bene il latino prima di imbarcarsi nell’impresa.

Dopo che nel 2007 Ratzinger ha rispolverato la messa old style, adesso arriva la lista completa di requisiti per i preti idonei a celebrare. Ecco cosa dice il documento: “Ogni sacerdote che non sia impedito a norma del Diritto Canonico è da ritenersi idoneo”.

Per quanto riguarda l’uso della lingua latina, “è necessaria una sua conoscenza basilare, che permetta di pronunciare le parole in modo corretto e di capirne il significato”. Il rito però va conosciuto, visto che l’ultima versione del messale romano è del 1962, e su questo punto la Chiesa spiega: “Si presumono idonei i sacerdoti che si presentano spontaneamente a celebrare nella forma extraordinaria, e l’hanno usato precedentemente”.

Tra le indicazioni c’è quella che ha suscitato molta curiosità anche ai non addetti ai lavori, ovvero la richiesta di studiare di più il latino, visto che è la quarta lingua ufficiale della Chiesa e non proprio tutte le nuove leve e anche quelle più vecchie sono preparate quanto dovrebbero. Si chiede, infatti, agli Ordinari di offrire al clero “la possibilità di acquisire una preparazione adeguata alle celebrazioni nella forma extraordinaria. Ciò vale anche per i Seminari, dove si dovrà provvedere alla formazione conveniente dei futuri sacerdoti con lo studio del latino e, se le esigenze pastorali lo suggeriscono, offrire la possibilità di apprendere la forma extraordinaria del Rito”.

Nelle Diocesi dove non ci siano sacerdoti idonei, “i Vescovi diocesani possono chiedere la collaborazione dei sacerdoti degli Istituti eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei, sia in ordine alla celebrazione, sia in ordine all’eventuale apprendimento della stessa”. La facoltà di celebrare la Messa in latino è data dal Motu Proprio “ad ogni sacerdote sia secolare sia religioso. Pertanto in tali celebrazioni, i sacerdoti non necessitano di alcun permesso speciale dei loro Ordinari o superiori”.

L’obiettivo del Motu Proprio pubblicato nel 2007 da papa Ratzinger, si riafferma, è quello di ”garantire e assicurare realmente a quanti lo domandano, l’uso della forma extraordinaria” e di ”favorire la riconciliazione in seno alla Chiesa”.

E’ un diritto dei fedeli, quello della messa in latino, secondo il Vaticano. Il ”gruppo stabile” di fedeli che può chiedere al vescovo la celebrazione della messa in latino invece di quella nella lingua locale non deve per forza provenire da un’unica parrocchia ma può riunire persone che provengono anche da diocesi diverse. Ma chi sono questi gruppi di fedeli? ”Alcune persone di una determinata parrocchia che, anche dopo la pubblicazione del Motu Proprio, si siano unite in ragione della loro venerazione per la Liturgia nell’Usus Antiquior, le quali chiedono che questa sia celebrata nella chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella”, recita il documento.

Può essere ”costituito da persone che provengano da diverse parrocchie o Diocesi e che a tal fine si riuniscano in una determinata chiesa parrocchiale o in un oratorio o cappella”. Ovviamente devono essere fedeli che riconoscono il rito e riconoscere il “Romano Pontefice come capo della Chiesa universale”. Dunque, precisa Famiglia Cristiana, non c’è nessuna apertura ai lefebvriani che vorrebbero solo la messa in latino e hanno persino messo in discussione il Papa perché accetta solo il Concilio Vaticano II.