Medio Oriente, negoziati diretti tra Lega Araba e Israele, ma con condizioni

Pubblicato il 29 luglio 2010 19:43 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2010 20:09

Mohmoud Abbas (Abu Mazen)

Mentre si intensifica il pressing diplomatico sul presidente palestinese Abu Mazen (Mahmud Abbas), dalla Lega araba è venuto oggi un primo via libera alla ripresa di colloqui diretti con Israele, anche se resta il nodo delle condizioni preliminari. Il comitato dei ministri degli esteri della Lega che si occupa dell’iniziativa di pace ha dato il suo assenso alla ripresa di colloqui diretti con gli israeliani, interrotti a fine 2008 per l’offensiva a Gaza, anche se ha lasciato ogni decisione sul come e quando ad Abu Mazen.

L’apertura araba è stato colta al volo dal premier israeliano Benjamin Netanyahu, il quale ha subito rilanciato, dicendosi pronto a negoziati ”diretti e franchi” già dai prossimi giorni. ”C’è un accordo, ma sapendo su che cosa sarà discusso e come i negoziati diretti saranno gestiti”, ha spiegato il primo ministro e ministro degli esteri dal Qatar Hamad Ben Gassem al Thani, presidente del comitato della Lega al termine della riunione di oggi, che ha ascoltato a porte chiuse Abu Mazen.

A margine dei lavori, il presidente dell’autorità palestinese ha ribadito la necessità di avere garanzie chiare prima di potere avviare i negoziati diretti con Israele. ”Non li avvierò fino a quando non avrò una prospettiva seria sulle frontiere del 1967 e sulla fine della costruzione delle colonie”, ha detto il presidente palestinese. Il nodo è quello di sempre: il ritiro degli israeliani dal Cisgiordania e da Gerusalemme sui confini del 1967, quando scoppiò la guerra dei Sei giorni, e il congelamento completo delle colonie ebraiche. Condizione preliminari respinte a più riprese da Netanyahu, che ha accusato i palestinesi di utilizzarle solo per perdere tempo.

A schierarsi a fianco di Abu Mazen nella richiesta di incassare alcune garanzie preliminari è stato il segretario generale della Lega araba, Amr Mussa, che, anche oggi, ha insistito sulla necessità che ci siano garanzie scritte. A premere in modo particolare per un riavvio dei colloqui diretti prima del 26 settembre, data termine della fase di colloqui indiretti fissata dalla Lega araba e seguiti dall’inviato speciale Usa George Mitchell, sono proprio gli Usa. E’ sceso in campo anche il presidente Barack Obama, auspicando che i colloqui diretti possano riprendere prima di settembre.

”Sto ricevendo pressioni come non ne ho mai avute in vita mia da parte dell’amministrazione Usa, dell’Ue e del segretario generale dell’Onu”, ha ammesso oggi Abu Mazen, mentre il ministro degli esteri del Qatar ha annunciato che una risposta della Lega araba sarà inviata a Obama per illustrargli la posizione dell’organismo arabo sul negoziato di pace e sui colloqui diretti con Israele.

Di pressioni al presidente dell’Anp ne sono venute anche da fonti inconsuete in Israele, provocando una tempesta politica interna. Secondo la radio pubblica un ex deputato del partito di opposizione Kadima, Haim Ramon, ha esortato il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, anche a nome del presidente Shimon Peres, a non andare a negoziati di pace diretti con Israele perche’ non otterrebbe nulla dal governo Netanyahu. Secche le smentite degli interessati. Ancora più esplicito Erekat: ”Si tratta – ha detto – di sporca politica interna israeliana nella quale non voglio essere coinvolto”.

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