Afghanistan. Obama e Panetta escludono trattative con i talebani

Pubblicato il 28 Giugno 2010 14:11 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2010 14:11

Il direttore della CIA Leon Panetta

Il presidente Barack Obama e il direttore della Cia Leon Panetta hanno entrambi reagito con scetticismo riguardo alle prospettive di un accordo di pace in Afghanistan incoraggiato dal Pakistan tra il governo di Kabul ed alcune fazioni di talebani, a quanto riferisce il New York Times.

Mentre Obama ha detto che una soluzione politica del conflitto è necessaria e certi settori dei talebani potrebbero essere parte del negoziato, egli ha d’altra parte sottolineato che sforzi di questo genere devono essere considerati con la massima cautela. Dal canto suo Panetta è stato ancora più dubbioso.

”Non abbiamo riscontri che siano veramente interessati alla riconciliazione, alla consegna delle armi, alla denuncia di Al Qaeda  e che sarebbero davvero pronti ad entrare a far parte della società”, ha detto Panetta durante un programma della ABC.

Riconoscedo che la controffensiva degli americani e della Nato sta incontrando inaspettate difficoltà, Panetta ha rilevato che i talebani e i loro alleati hanno ora pochi motivi di cercare un accomodamento per una eventuale co-gestione del potere in Afghanistan.

”Non abbiamo visto indicazioni in quel senso – ha proseguito Panetta – e per quanto riguarda la riconciliazione, è mia convinzione che non potrà esservi fino a quando i talebani non saranno convinti che gli americani stanno vincendo e loro sono vìcini alla sconfitta”.

Obama, in una conferenza stampa dopo la conclusione del G20 a Toronto, ha rilevato tra l’altro che l’Afghanistan è la più lunga guerra ingaggiata dagli Stati Uniti, ”e come è successo in Iraq, anche in Afghanistan avremo una soluzione politica”.

Circa la proposta pakistana di intermediare perchè si addivenga a trattative con i talebani, Obama ha aggiunto: ”Credo che sia troppo presto per giudicare. Dobbiamo essere ottimisti ma anche guardinghi. I talebani sono un insieme di convinti ideologhi, capi tribali, ragazzi che si uniscono a loro perchè non c’è un miglior lavoro da fare. Non tutti tra loro la pensano allo stesso modo riguardo ad un futuro governo afghano, al futuro dell’Afghanistan. Quindi dovremo trovare i modi, i tempi e le persone adatte per far sì che colloqui possano aver luogo”.