Siria, G20 senza risposte. Putin: “Se Obama attacca aiutiamo Assad”

Siria, G20 senza risposte. Putin: "Se Obama attacca aiutiamo Assad"
Siria, G20 senza risposte. Putin: “Se Obama attacca aiutiamo Assad”

SAN PIETROBURGO – Siria, G20 senza risposte. Putin: “Se Obama attacca aiutiamo Assad”. Il G20 si è concluso con un sostanziale nulla di fatto sulla Siria, che non compare nemmeno nelle conclusioni finali, e con le posizioni dei principali attori – Usa e Francia da una parte e Russia e Cina dall’altra – che rimangono distanti. Uno stallo che permette all’economista Nouriel Roubini di chiamare l’incontro fra i grandi il “G zero”, nonostante alla fine Obama e Putin abbiano trovato il tempo per un breve faccia a faccia definito amichevole ma che non ha mutato di una virgola il quadro diplomatico.

In una dichiarazione diffusa al termine dei lavori, 11 Paesi (Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Spagna, Turchia, Gran Bretagna e Stati Uniti) “condannano l’attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile”. Washington, che finora ha coinvolto solo la Francia di Hollande nei piani di attacco, sostiene che le truppe leali al presidente Bashar al-Assad hanno condotto l’attacco con gas che lo scorso 21 agosto è costato la vita a oltre 1.400 persone nell’area di Damasco.

La Russia, al contrario, ha fatto sapere che in caso di attacco si impegnerà a sostenere il regime di Assad, con l’aggravante che “chi agisce senza mandato Onu si mette nell’illegalità”.  Con il risultato che la Russia appoggerà senza riserve Assad: “Stiamo già aiutando, inviamo armi, cooperiamo nella sfera economica, auspichiamo di estendere tale cooperazione al settore umanitario, che include l’invio di aiuti umanitari e il sostegno delle persone e dei civili”.

Sono le prove sull’utilizzo del gas che dividono le due superpotenze: per Obama si tratta di una scelta deliberata di Assad, per Putin la provocazione dei ribelli per indurre la comunità internazionale a intervenire. Nonostante la gaffe poi smentita del portavoce russo che avrebbe definito la Gran Bretagna “un’isoletta”, i rapporti fra i due stati sono proseguiti.

 

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