Siria, rapporto Onu. Allarme armi chimiche. Inferno a Qusayr, difficile fuggire

Pubblicato il 5 Giugno 2013 11:12 | Ultimo aggiornamento: 5 Giugno 2013 11:12
Rovine a Qusayr

Rovine a Qusayr

BEIRUT, LIBANO – Ci sono ”fondati motivi” per ritenere che nel conflitto siriano siano state usate armi chimiche, ma non si sa di quale tipo e da chi. Lo ha affermato in un rapporto la Commissione d’inchiesta dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani in Siria, aggiungendo che i ”crimini di guerra e contro l’umanita’ sono diventati una realta’ quotidiana”, ma sottolineando che “le violazioni e gli abusi” dei ribelli “non raggiungono l’intensità e la scala di quelli commessi dalle forze governative”.

Atrocita’ “ripugnanti e sconvolgenti”, le ha definite il segretario generale dell’Onu, Ban ki-Moon. Secondo il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, intervenuto su France 2, non c’è “alcun dubbio” che il regime di Assad abbia fatto ricorso ad armi chimiche almeno una volta durante il conflitto. “Non abbiamo alcun dubbio sul fatto che i gas siano stati utilizzati”. La conclusione del laboratorio francese che ha fatto le analisi sull’uso di armi chimiche in Siria è chiara. ”Nel secondo caso analizzato da Parigi siamo risaliti all’origine e non c’è dubbio che sono stati il regime e i suoi complici”, ha spiegato Fabius che non ha escluso alcuna opzione, compresa quella militare.

“O decidiamo di non reagire – ha affermato il capo della diplomazia francese – o reagiamo, anche in modo armato, laddove viene prodotto e conservato il gas, ma non siamo ancora a questo punto”. E mentre continua l’assedio delle forze lealiste e delle milizie sciite libanesi di Hezbollah alla citta’ di Qusayr, con centinaia di civili feriti rimasti intrappolati, alcuni razzi sono caduti nel centro di Damasco nei pressi dell’ambasciata russa uccidendo un civile, ha riferito l’ong Osservatorio nazionale per i diritti umani (Ondus).

Intanto al vertice Russia-Ue di Iekaterinburg il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha detto che le parti si sono accordate per lavorare alla nuova conferenza di pace di Ginevra-2. E poi si e’ lasciato andare a una battuta dal sapore macabro, augurandosi che ai negoziati non partecipino esponenti dell’opposizione come il ribelle immortalato in un video shock mentre addentava un organo di un miliziano pro-regime. ”Altrimenti non potro’ garantire la sicurezza dei membri della delegazione russa”, ha aggiunto Putin.

Quanto ai missili anti-aerei S-300 che Mosca si e’ impegnata a fornire al regime di Damasco e che inquietano Israele, il leader russo ha assicurato che non sono ancora stati consegnati al presidente Bashar al Assad. Qusayr, dove da tre settimane imperversa la guerra, è una città fantasma, da cui è difficile anche fuggire, ha detto l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr). Molti civili, soprattutto donne e bambini, hanno “aperto una nuova rotta per fuggire verso il Libano” ma, secondo le prime testimonianze, “il viaggio è estremamente difficile e i combattenti prenderebbero di mira chi cerca di fuggire”, sottolinea l’Unhcr, secondo cui i civili feriti rimasti intrappolati nella citta’ sarebbero “tra i 700 e 1500″.

Il presidente ad interim della Coalizione delle opposizioni, George Sabra, ha fatto appello alle autorita’ di Beirut perche’ si adoperino per creare un ”corridoio umanitario” per l’evacuazione dei feriti verso il Libano. Il quotidiano panarabo Al Hayat scrive nel frattempo che 4.000 miliziani dell’Hezbollah libanese si sarebbero spostati anche nel nord vicino ad Aleppo, dove si preparerebbero ad assaltare alcune localita’ controllate dai ribelli e da forze curde che tengono d’assedio due villaggi sciiti.

Sempre ad Aleppo, secondo Human Rights Watch, nel corso d’acqua che divide la citta’ sono stati rinvenuti circa 150 cadaveri di persone giustiziate sommariamente. In merito all’uso di armi chimiche, la Commissione dell’Onu guidata dal professore brasiliano Paulo Pinheiro ha parlato di quattro attacchi che hanno colpito Khan Al-Asal (Aleppo, 19 marzo), Oteiba (Damasco, 19 marzo), il quartiere di Sheikh Maqsud (Aleppo, 13 aprile) e Saraqeb (Idlib, 29 aprile). Ma, ha precisato Pinheiro, in assenza di un’autorizzazione agli esperti delle Nazioni Unite di recarsi sul campo, ”non e’ stato possibile determinare i precisi agenti chimici utilizzati e chi li ha usati”.