Thailandia, lotta di classe: Si avvicina un futuro senza re Bhumibol e la gente ha paura

Pubblicato il 17 maggio 2010 15:03 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2010 15:03

Il re di Thailandia Bhumibol Adulyadej

Mentre infuria la battaglia per il futuro della Thailandia, l’uomo che in passato è riuscito a risolvere gravi crisi è ora rimasto insolitamente silenzioso: il venerato re Bhumibol Adulyadej, da tempo una figura paterna e unificante per il suo Paese.

I disordini, gli scontri i morti cui si assiste da settimane – e che da Bangkok potrebbero dilagare nel resto della Thailandia – altro non sono, scrive il New York Times, che una dura lotta tra l’elite e i diseredati. E l’ottantaduenne sovrano vede il suo potere svanire mentre nelle strade si combatte per la Thailandia del dopo-Bhumibol.

”Il problema è molto più importante della successione – rileva Charles Keyes, studioso della Thailandia all’Università di Washington a Seattle – perchè stiamo assistendo alla fine del consenso politico che la monarchia ha contribuito a mantenere”. Pur essendo vecchio e malato, il re ha deluso molti per non essere intervenuto nell’attuale crisi come fece nel 1973 e 1992, quando poche sue parole bastarano a riportare la calma.

Per oltre due mesi, i dimostranti chiamati camicie rosse – che rappresentano almeno in parte le aspirazioni dei poveri nelle città e nelle campagne – hanno occupato aree centrali di Bangkok causando la chiusura di esercizi commerciali ed alberghi fondamentali per l’industria turistica nazionale chiedendo al primo ministro Abhisit Vejjajiva di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni.

Salito al trono 64 anni fa, il re Bhumibol ha ampliato il suo ruolo di monarca costituzionale senza poteri politici trasformandolo in una enorme forza morale, e incrementando quelli che ora sono i vasti interessi affaristici della famiglia reale creando attorno ad essa una classe elitaria formata dalla burocrazia, dalla casta dei militari e da vasti interessi commerciali. Con il re malato, nell’attuale crisi il potere è gestito da un Consiglio della Corona.

E’ contro questa classe che si sono rivoltati i dimostranti. Coloro che vogliono mantenere lo status quo accusano le camicie rosse di voler abbattere la monarchia, mentre queste ultime si dicono fedeli al re ma vogliono cambiamenti nel sisterma che egli ha contribuito a creare. Ma la politicizazione dellla figura del re ”ha avuto come risultato che la monarchia non può più svolgere un ruolo di conciliazione come in passato”, afferma Chris Baker, uno storico britannico della Thailandia.

Il protrarsi dell’attuale crisi, prosegue il Nyt, dimostra che le divisioni nella società sono diventate troppo profonde e la rabbia troppo radicata perchè vi possa essere una riconciliazione che non richieda anni. Molti analisti affermano che si è creato un conflitto di classe tra le masse rurasli che reclamano i loro diritti e la gerarchia elitaria. Alla luce di queste considerazioni, e con il re in ospedale dallo scorso settembre con infiammazione polmonare ed altri mali, le preoccupazioni per il futuro si sono acuite. Tanto più che l’erede al trono, principe Maha Vajiralongkorn, non è popolare comer il padre.

Le camice rosse chiedono il cambiamento, alcuni ventilando anche la possibilità di una repubblica, ma è proprio un membro dell’establishment che governa la Thailandia a porre le cose nella giusta prospettiva: il ministro degli esteri Kasit Piromya, in un discorso alla John Hopkins University, prudentemente lontano dalla Thailandia.

”Dovremmo essere abbastanza coraggiosi – ha detto – da superare la crisi e perfino parlare dell’argomento tabù della monarchia e discutere come dovrebbe riformarsi in un mondo globalizzato”. Ampi settori della società thailandese pensano infatti che è giunto il momento di non essere più ”i bambini” del re ma di risolvere i problemi essi stessi. Altri vogliono invece che continui ad essere il re a risolvere le crisi.

Le camicie rosse affermano che non vogliono sfidare il re ma il sistema che si è creato attorno a lui. Uno de leader dei dimostranti, Nattawut Saikua, ha così spiegato i loro obiettivi: ”Una vera democrazia che avrebbe il re al potere senza le interferenze della classe elitaria”.

L’ex-primo ministro Thaksin Shinawatra ha formato una maggioranza basata sulle classi povere, che formano il grosso delle camicie rosse, minacciando la tradizionale supremazia della vecchia guardia. Secondo il Nyt il golpe che nel 2006 ha roveschiato Thaksin potrebbe aver avuto almeno il tacito appoggio del Consiglio di Palazzo ed altre elites che hanno visto in Thaksin e nella sua base elettorale una minaccia al loro potere. Le nuove elezioni chieste dalle camicie rosse dovrebbero avere lo scopo di riportare al potere Thaksin, condannato per corruzione e fuggito all’estero.

Chiunque succederà a Bhumibol – conclude il Nyt – non godrà della venerazione del popolo, nè occuperà il posto di Bhumibol nel cuore della società thailandese. Molti si chiedono in conversazioni private cosa accadrà ed hanno paura del futuro. Il re è vecchio e malato, e la gente teme le divisioni e i conflitti che potrebbero verificarsi quando non ci sarà più. E d’altronde, con il re assente, quei conflitti sembrano essere già cominciati.