Trump: “Le auto europee minaccia alla sicurezza nazionale!”

di Riccardo Galli
Pubblicato il 20 febbraio 2019 12:45 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2019 12:45
Trump: "Le auto europee minaccia alla sicurezza nazionale!"

Trump: “Le auto europee minaccia alla sicurezza nazionale!” (Ansa)

WASHINGTON – Le auto europee sono una minaccia per la sicurezza nazionale Usa. Lo afferma, nero su bianco, un report del Dipartimento al Commercio americano al termine di un’indagine avviata a maggio, su invito del presidente Donald Trump, per verificare la portata del danno causato alla manifattura americana dalle auto straniere. Anche se il danno maggiore, a sentire le analisi degli addetti ai lavori, lo farebbe l’introduzione di dazi e la limitazione delle importazioni con tanti, tantissimi posti di lavoro persi negli Stati Uniti. E chissà poi, allora, come andrebbero classificati i circa 800 soldati dell’Isis incarcerati dagli Usa e che ora Trump minaccia di rilasciare se gli alleati europei non se ne faranno carico.

L’infatuazione del presidente americano per il protezionismo e le guerre commerciali scatenate su questa base sono oramai cronaca e parte dell’amministrazione Trump. Lo sa la Cina e lo sappiamo anche noi europei che da quando il tycoon è diventato Presidente ha imposto dazi su acciaio e allumino europei, oltre a minacciare l’apertura di altri fronti di scontro. Con questo report si fa però un salto di qualità e dalla guerra commerciale, dalla lotta per aver una fetta possibilmente più grande del commercio mondiale, si passa ad altro tipo di guerra dove si parla di sicurezza nazionale. Si parla di pericoli per gli Stati Uniti derivanti dalle automobili prodotte al di qua dell’Atlantico e della loro componentistica. Automobili che, ha fatto notare Bmw, sono uguali sia che siano prodotte in Baviera sia in Sud Carolina, sedi degli stabilimenti della casa tedesca.

E attenzione a non cercare similitudini o paragoni con il caso Huawei. Il colosso delle telecomunicazioni che l’amministrazione Usa sta cercando di isolare, non usando le sue forniture e invitando alcuni alleati chiave a fare altrettanto, opera infatti in un settore obiettivamente più delicato, ma soprattutto è un’azienda cinese. Quella Cina che oltre ad essere in guerra commercialmente con l’America non è assolutamente un alleato di questa a livello globale, ne è anzi una diretta concorrente oltre che sul piano commerciale anche su quello geo-politico. Quella Cina che si propone come potenza globale del 21esimo secolo proprio al pari degli Usa e, con le dovute differenze, della Russia.

Le pericolosissime auto in questione vengono invece dalla Germania, dall’Italia, dalla Francia e anche dall’Inghilterra. Paesi che non solo sono da tempo buoni amici commerciali dell’America, ma paesi che sono intimamente legati a lei da trattati militari oltre che da oltre 50 anni di strettissimi rapporti. Quegli stessi Paesi a cui Donald Trump, più o meno in contemporanea con l’uscita del report, chiedeva di fare la propria parte prendendosi 800 terroristi dell’Isis che altrimenti lui avrebbe liberato. “Ci stiamo ritirando dopo una vittoria al 100% sul Califfato”, ha scritto Trump, e chiediamo “a Gran Bretagna, Francia, Germania e altri alleati europei di prendersi gli 800 combattenti dell’Isis che abbiamo catturato in Siria e di processarli. Il Califfato è pronto a cadere. L’alternativa non è buona ed è che saremo costretti a rilasciarli”. Gli Usa, ha aggiunto, “non vogliono vedere questi combattenti penetrare Europa, dove si prevede che vadano. Noi abbiamo fatto e speso molto, ora tocca ad altri fare il lavoro che sanno fare”.