Il 10 febbraio è il Giorno del ricordo per celebrare i martiri delle foibe, la commemorazione dovrebbe unire l'Italia (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
Martedì 10 febbraio è il Giorno del ricordo. Una commemorazione civile nazionale che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata. Per oltre mezzo secolo su questi eccidi, e sul successivo esodo forzato di oltre 200 mila compatrioti giuliani, dalmati e istriani, è gravato un pesante silenzio tanto che si parlava di “stragi negate”, come rimarca Gianni Oliva nel suo saggio (“Foibe”, Mondadori 2002).
Le ragioni del silenzio venivano attribuite alle attenzioni che l’Occidente riservava a Tito dopo la sua rottura con Stalin nel 1948. Poi c’era la preoccupazione del nostro governo per i risultati della Conferenza di pace, la volontà di proteggere i presunti criminali di guerra italiani (di cui la Jugoslavia chiedeva l’estradizione). In più c’erano in gioco le contraddizioni della politica estera Togliattiana, stretta tra interessi nazionali e dimensione internazionalista. Morale: nella Venezia Giulia le ferite sono rimaste aperte alimentando una “memoria divisa” che spesso ha strumentalmente contrapposto vittime delle foibe e vittime di quel vero e proprio lager in cui fu trasformata la Risiera di San Sabba. Ecco perché nel resto del Paese, per anni, non si è mai pensato di affrontare il problema con la ferma volontà di fare chiarezza.

Il giorno del ricordo è stato istituito nel 2004
Il giorno del ricordo è stato istituito il 30 marzo 2004 (capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi). Istituzione confermata poi dai suoi successori cioè: Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. E martedì alla Camera si rinnoverà la commemorazione voluta dal Parlamento. La data scelta (10 febbraio) fa riferimento al10 febbraio 1947 quando l’Italia firmò a Parigi i Trattati di pace che definirono i confini post bellici cedendo territori italiani alla Jugoslavia
Una giornata che deve unire tutti
Ancora oggi qualche nostalgico del passato infanga questa ricorrenza. È il caso di ricordare che il presidente Ciampi il 9 febbraio 2005, durante la prima celebrazione del giorno del ricordo, disse: “Auspico in questo spirito che la giornata del 10 febbraio, ispirata a sentimenti di riconciliazione e di dialogo, lasci una impronta nella coscienza di tutti noi, italiani, europei, cittadini di un mondo che solo una rinnovata unità di ideali e di intenti democratici potrà rendere veramente migliore”.
Ora che, quasi tutti gli italiani, conoscono i crimini commessi dai partigiani di Tito, il 10 febbraio non deve essere solo considerata la data simbolo di una parte, ma va condivisa da tutta la comunità nazionale che si riconosce nella Patria e non accetta una mattanza a lungo nascosta. La consapevolezza che il Giorno del ricordo deve unire e non dividere parte da Trieste, la città che porta le cicatrici indelebili degli orrori del ‘900 con due monumenti simbolo: la Foiba di Basovizza e la Risiera di San Sabba. Oggi, per fortuna, quasi tutto il mondo politico è concorde nel rievocare quelle stragi e rendere omaggio agli italiani massacrati e agli esuli superstiti.
Dibattito aperto sui dati
Ancora non è chiuso del tutto il dibattito sul numero delle vittime delle foibe. C’è chi parla di 20.000 morti e chi invece fa riferimento alle cifre del Centro Studi Adriatici pubblicate nel 1989. Cifre che fanno comunque rabbrividire: 944 salme esumate dalle Foibe, 326 vittime accertate ma non recuperate, 5.643 vittime presunte sulla base di segnalazioni, 3.174 vittime nei campi dì concentramento. Altri studi stilano circa 10.000 morti nella sola primavera 1945.
