Moumen Al-Natour (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Sono fuggito da Gaza. È stato davvero complicato, ma ora sono in Italia. Qui mi sento protetto, lontano dalla persecuzione di Hamas. Ringrazio questo Paese dal profondo del cuore”. Moumen Al-Natour ha 30 anni ed è un avvocato e attivista per i diritti umani. È il più noto leader dei dissidenti anti-Hamas della Striscia. Fondatore del movimento Bidna Naish (“Vogliamo Vivere”), ha lanciato nel 2019 le prime proteste a Gaza: per questo Hamas gli dà la caccia per ucciderlo. Dalla casa in una cittadina nel nord Italia dove vive adesso, ha rilasciato in esclusiva un intervista con l’Ansa per la prima volta da quando è stato esfiltrato dalla Striscia.
Arrestato, torturato, detenuto da Hamas più di venti volte, ora lui e la sua famiglia hanno lo status di richiedenti asilo. Nella voce ancora la paura che i miliziani riuscissero a trovarlo, l’angoscia di chi per anni era a un passo dalla morte. Per lunghi mesi in Italia ha mantenuto un profilo basso, è rimasto in silenzio. Farlo uscire da Gaza, racconta, non è stato facile: ci sono stati intoppi, pericoli, cinque volte ha cercato di raggiungere il Valico di Kerem Shalom, ma qualcosa è andato storto. Fino a che gli “angeli” che lo hanno aiutato sono riusciti a fargli attraversare il confine.
Al-Natour, la sua lotta contro Hamas è cominicata prima del 7 ottobre
Al-Natour ha cominciato la sua lotta contro Hamas molto prima del 7 ottobre, lanciando con altri attivisti il primo tentativo di protesta nella Striscia, con richieste semplici: rivendicazioni contro la disoccupazione, stop alla corruzione e alla tassazione imposta da Hamas agli oppositori. La risposta del gruppo è stata immediata: “Hamas prese mio fratello in ostaggio per costringermi a presentarmi. Ha fatto irruzione decine di volte a casa mia e confiscato i telefoni della mia famiglia”, racconta Al-Natour.
“Mi sono consegnato in cambio della liberazione di mio fratello. Sono stato detenuto in condizioni di intensa pressione, torture e isolamento nel carcere di Ansar a Gaza City”. Dopo il rilascio non ha mollato. Hamas lo ha arrestato e tenuto in carcere più volte, accusandolo di essere un traditore. Nel luglio 2025, i miliziani sono tornati a cercarlo. Convocato per un interrogatorio all’ospedale Shifa, Al-Natour ha capito che la sua vita era in pericolo. Con l’aiuto dell’ong Center for peace communications, è riuscito a raggiungere Rafah, allora già controllata dagli Abu Shabab, milizia armata che si oppone a Hamas. Ma anche loro hanno preso a molestarlo.
“Se separiamo Hamas dai civili, Hamas crollerà”
È in quel frangente che l’attivista è entrato in contatto con l’avvocatessa italiana Alessandra Casula. È stata lei a fare di tutto per avviare l’evacuazione. La madre, sei fratelli e un nipotino di Al-Natour, dai 4 ai 27 anni, sono arrivati in Italia a ottobre 2025. Lui è rimasto ostaggio della milizia per un altro mese. Indietro sono rimasti sua moglie e due cognati, che lui spera di far arrivare in Italia perché subiscono minacce. “Ho un piano per la Striscia – spiega Al-Natour -: la creazione di zone protette per separare fisicamente i miliziani dai civili, di modo che siano al riparo sia da Hamas sia dai bombardamenti israeliani. Israele controlla quasi il 70% del territorio, può attuare questo piano con il governo tecnocratico e forze internazionali”, dice. “L’arma più potente di Hamas, più dei tunnel o delle bombe, sono i civili. Se lo separiamo dai civili, Hamas crollerà”.
E rivolge un appello alla società civile: “Sono grato a chi manifesta in solidarietà con la Palestina in Occidente, ma è anche a questo pubblico che mi rivolgo: li esorto ad adottare le nostre richieste, non la narrativa di Hamas. Noi non vogliamo che Hamas rimanga nella Striscia. Abbiamo bisogno del sostegno dell’Occidente per questo”, ripete con forza. “Sono pronto a incontrare tutti: governo, parlamento, giornalisti, ong, dichiara Al-Natour. Che aggiunge: “Hamas non è la resistenza, i civili di Gaza sono loro ostaggi e devono essere liberati”. “Sono in contatto con una rete di più di 10mila persone nella Striscia: insegnanti, medici, ingegneri, professionisti che odiano Hamas, vogliono lavorare nel nuovo governo tecnocratico”, e soprattutto, sottolinea Al-Natour, “vogliono insegnare alle generazioni future una cultura della pace e della convivenza”.
