Meloni, addio asse con von der Leyen: Italia al palo tra problemi irrisolti e mancanza di dialogo con l'opposizione (nella foto Ansa la premier all'assemblea di Confindustria) - Blitz Quotidiano
Sembrano lontani anni luce i tempi in cui Giorgia e Ursula andavano a braccetto e si incontravano spesso a Roma e a Bruxelles. Quando ancora si telefonavano un giorno sì e l’altro pure per scambiarsi opinioni e guardare il futuro. Ora quella fase è svanita, meglio non c’è più perchè le due leader la pensano in maniera diametralmente opposta. La Meloni parla di una Europa svuotata che dovrebbe e potrebbe fare meno, ma meglio. La burocrazia impazza, lega le mani a qualsiasi iniziativa, certe regole soffocano lo sviluppo.
Emanuele Orsini, il presidente della Confindustria, ci mette il carico da undici: sembra di vivere in un periodo lunare tanti sono i lacci e i lacciuoli che impediscono una qualsiasi iniziativa. La premier e il capo degli industriali la pensano allo stesso modo, vorrebbero una Europa più decisa, più convinta dei propri mezzi, più incalzante. Insomma, un vecchio continente che non dorma e sia pronto a risolvere i problemi che lo attanagliano.

Non è facile una simile rivoluzione perchè, ad esempio, nel nostro Paese non si combatte soltanto contro sistemi ormai anacronistici, ma anche e soprattutto contro un’opposizione che è sempre contro. Possibile che non si riesca a trovare una sola volta un denominatore comune in grado di favorire il futuro e renderlo meno ossessivo di oggi? Si va alla ricerca di un avversario che è diventato un nemico da abbattere e niente più. È evidente che in queste condizioni un passo avanti diventa quasi impossibile, nonostante la buona volontà di chi invoca la svolta. “Il governo dov’è?”: il ritornello della sinistra non cambia mai, è sempre lo stesso. L’importante è tentare di dimostrare che chi governa ha torto e non ha nessuna possibilità di rivoluzionare l’assetto attuale. Altrimenti, che opposizione sarebbe?
È proprio questo il nocciolo del problema: quale minoranza si deve combattere? Se ne individua una con cui cercare un dialogo e l’apertura di un tavolo da cui possa dialogare e magari sedersi attorno ad un tavolo per discutere dei problemi che l’Italia dovrebbe risolvere? La verità è che è molto difficile affrontare una sinistra in cui non si sa chi comanda. Elly Schlein è innamorata pazza del suo campo largo e non farebbe mai un passo indietro. D’accordo: si è in presenza di un avversario ostico, ma chi comanda questa allegra brigata nella quale convivono anche Giuseppe Conte ed i gemelli Fratoianni e Bonelli?
Si è certi che a menar la danza sia la segretaria del Pd? La quale ogni giorno deve fare i conti non solo con quanti sono chiaramente contro, ma anche con coloro i quali siedono sulla riva del fiume e non vedono l’ora di voltare pagina? Come? Dando un calcio alla Schlein e sostituirla. Ok, ma con chi? Con il leader dei 5Stelle che studia da sempre un ritorno a Palazzo Chigi? O con un terzo incomodo il cui nome si bisbiglia? Una donna? Forse. In carriera? Sicuramente, con tanta voglia di arrivare in fretta bruciando ogni ostacolo che le si frapponga?
Allora, non è tutta colpa dell’Europa se il vecchio continente è immobile e non riesce ad uscire dalle secche in cui si è ficcato. Diamo a Cesare quel che è di Cesare e diciamo con franchezza che le responsabilità non dipendono solo da Bruxelles. Bisogna affrontare con coraggio i problemi irrisolti: le tasse, la sicurezza, l’inmigrazione. Da qui al giorno delle elezioni politiche, non si possono trascurare situazioni che vanno avanti a fatica. A destra perchè la sbornia del referendum ha lasciato il segno e non sarà facile risollevarsi nonostante l’esito positivo delle amministrative. A sinistra perchè dire sempre “No a Meloni” non basta. Ci vuole dell’altro. Inutile addossare tutte le incombenze all’assenteismo (tornato di moda) o al generale Vannacci che a Vigevano ha raccolto il 14 per cento delle preferenze. La campagna elettorale che ormai divampa non può mettere da parte questioni che ledono qualsiasi progresso.
Ecco la ragione per la quale ci viene da ridere (per non piangere) quando leggiamo che la nuova Ferrari completamente elettrica costerà 550 mila euro. Ce la potremo permettere tutti: anche chi alla fine del mese si renderà conto del suo stipendio: 1200 euro, compresi i bonus.
