Pechino espelle la corrispondente in Cina del New York Times. E Vivian Wang scriveva solo di vite ordinarie... (frame youtube)
La corrispondente del New York Times in Cina è stata espulsa dal Paese. Vivian Wang in febbraio era uscita di casa per andare a Seul per un incontro di lavoro.
Vivian Wang, corrispondente in Cina del NYT
All’aeroporto, racconta la stessa Wang, gli agenti dell’immigrazione le hanno controllato il passaporto e l’hanno informata che il suo visto era stato revocato con un ordine del ministero degli Esteri cinese.

Anche se scioccata, Wang non è stata del tutto sorpresa dalla decisione. Il ministero degli Esteri, infatti, la minacciava da mesi con false accuse sulle sue pratiche giornalistiche e l’aveva seguita in più di un’occasione impedendole anche fisicamente di fare interviste.
Il Corriere della Sera, che le dedica un ritratto, sottolinea un dettaglio, oltre all’origine cinese della giornaluista, evidentemente una aggravante: Vivian Wang non lavorava o indagava argomenti politicamente scottanti.
“Il cuore del suo lavoro erano le vite ordinarie: pastori che si improvvisano influencer in streaming, neolaureati che dormono negli ostelli mentre cercano lavoro, giovani donne che scoprono il femminismo mentre lo Stato tenta di soffocarlo. Proprio quel giornalismo della vita normale di tutti i giorni, apparentemente innocuo, le è costato caro: da mesi il ministero degli Esteri la accusava di scorrettezze professionali, dopo suoi articoli sulla sorveglianza digitale e sui lockdown anti-Covid”.
