Perché Giorgia Meloni vuole mandare via dal Governo tutti gli indagati (nella foto la premier con la Santanchè) - Blitz Quotidiano
Dopo la sconfitta al referendum, Giorgia Meloni punta a recuperare un tema caro alla destra: la giustizia. Quindi via tutti i membri del governo con situazioni giudiziarie che creano imbarazzo.
Da questa considerazione sono nate le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi e la richiesta di un passo indietro a Daniela Santanchè che però resiste all’interno del suo “fortino” rispondendo alla premier in un braccio di ferro durissimo che la disfatta al referendum non è colpa sua. La ministra del Turismo è a processo a Milano per presunto falso in bilancio su Visibilia ed è indagata per un’ipotesi di bancarotta e presunta truffa all’Inps. Al suo posto circola il nome dell’ex presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano Giovanni Malagò.
A urne chiuse, la Meloni ha subito pensato a un riassetto della sua squadra auspicando quindi un nuovo “rimpasto” dopo la sostituzione di Gennaro Sangiuliano e di Raffaele Fitto. La premier non chiederà però al Parlamento un voto di fiducia: dello stesso parere i suoi alleati che vedono quello che sta accadendo come un problema interno a Fratelli d’Italia.

Al di là della disfatta al referendum, nelle analisi interne sul voto sarebbe emerso che una parte di elettorato ha punito la “scarsa coerenza” nel quel “se sbagli paghi” usato contro gli avversari e applicato senza pari rigore sui casi interni. Soprattutto, appunto, su Santanchè, Delmastro e Bartolozzi. In questo contesto sono nate le accelerazioni su Delmastro e Bartolozzi, in ore segnate da riunioni tra Meloni e i vertici di FdI. Nel partito avevano già capito che la leader non avrebbe salvato il sottosegretario rompendo uno schema che l’ha vista sempre tutelare i suoi fedelissimi. Il passo indietro ora eviterà altri imbarazzi.
Pesante era stato considerato a Palazzo Chigi anche “l’autogol” di Bartolozzi sulla magistratura “plotone di esecuzione”, nel momento più delicato della campagna referendaria. E anche per lei, che ha un ruolo tecnico ma è stata protagonista di tante vicende politiche incluso il caso Almasri per cui ora potrebbe finire a processo dato che è indagata, sono arrivate le dimissioni. Solo otto ore prima l’aveva blindata Nordio (“piuttosto che lei me ne vado io” avrebbe detto il ministro ndr) che ha a suo modo subito l’accelerazione decisa dalla premier. Per l’ex magistrata si parla già di un posto nell’imminente tornata di nomine per i vertici delle società partecipate.
