Medaglie d’oro e nervi scoperti, l’Italia che trionfa alle Olimpiadi mentre la politica si divide (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Mentre sull’Italia olimpica piovono le medaglie in quella politica vincono con distacco le polemiche. “Mai così divisi”, si potrebbe scrivere. Giorgia Meloni, sempre più indignata, tuona e ritiene che “Chi protesta è nemico del Paese”. Si riferisce a quanto è accaduto prima a Torino e poi a Milano, dove i poliziotti sono stati presi a martellate. La sinistra non ci sta, replica a tono ed il primo a intervenire è Maurizio Landini che parla “di una Costituzione violata”. Con Pier Luigi Bersani che ci mette il carico da undici sostenendo che “Siamo dinanzi ad una vera e propria svolta autoritaria”.
A Milano, un gruppo di manifestanti grida in francese (come mai?) “che tutto il mondo odia la polizia”, ma a queste inqualificabili parole si risponde con un netto “Fermeremo i violenti”.Queste non dovevano essere le Olimpiadi della pace, due settimane in cui le polemiche dovevano spegnersi e le armi tacere? Per carità, rimane soltanto un sogno e se poi chi legge o ascolta la tv rimane sbigottito, di che cosa lo si può rimproverare? Il palcoscenico è il seguente: sui campi di gara, gli azzurri fanno faville fino a vincere sei trofei in un solo giorno: medaglie d’oro, d’argento e di bronzo. Un primato senza precedenti. Si dovrebbe gioire e tutti insieme gridare “Forza Italia”. Invece, la polemica si inasprisce, nessuno pensa più ai Giochi e nei Palazzi la polemica s’infiamma e diventa di fuoco.
Referendum e magistratura: lo scontro tra poteri
Il referendum non è lontano, ormai è certo che si voterà il 22 e il 23 marzo. Tirarsi indietro è proibito e la campagna elettorale si fa più cattiva del solito. La magistratura è contro il governo e viceversa. Si parla di toghe rosse e di un potere politico che vuole mettere la sordina a chi deve applicare le leggi. Due poteri dello Stato a confronto, una guerra che non si dovrebbe nemmeno immaginare.
Il braccio di ferro riguarda principalmente le due forze maggiori. La destra per non perdere il timone del Paese, la sinistra per dimostrare che l’Italia sta attraversando un periodo buio, forse il peggiore da quando ha ripreso la strada della ricostruzione e della libertà. Così, avviene che mentre il mondo intero ci guarda per una Olimpiade che dovrebbe essere impregnata di pace, in Europa e anche Oltre Oceano, lo spettacolo che stiamo offrendo non è dei migliori.

Una maggioranza fragile e piena di crepe
Non c’è stato un attimo di tregua nei dissapori politici. Hanno continuato a dividersi e le divergenze divampano pure tra gli amici. L’alleanza che fa capo alla Meloni non è in buona salute. Le differenze (sinonimo) riguardano soprattutto Matteo Salvini, il quale ogni giorno ne inventa qualcuna pur di apparire. Spesso in contrasto con lo stesso Palazzo Chigi. Antonio Taiani, il leader erede di Silvio Berlusconi,è più accondiscendente, ma ogni tanto anche lui fa le bizze e mette in croce la premier che deve sudare le proverbiali sette camicie per sanare i vari dissidi.
Nelle file della sinistra, se possibile, la “guerra” è ancora più cattiva. In primo luogo perchè il campo largo voluto a tutti i costi dalla Schlein presenta un giorno si e un altro pure scricchiolii a danno della tranquillità. Giuseppe Conte fa il suo gioco e non s’inchina al Pd perchè vuole prima vedere un programma che deve essere scritto dalla prima all’ultima riga.
Le beghe della segretaria di via del Nazareno sono pure altre e riguardano il suo partito perchè non sono pochi coloro i quali vorrebbero farla fuori per la svolta troppo a sinistra che lei ha dato ai dem. Pina Picierno, ad esempio, parlamentare europea, è la più esplicita. “Sono mesi che continuo a sentire parole confuse che non hanno un significato ben preciso. Si parla sempre di pluralismo, ma dove sta nel nostro partito?” Poi, la stoccata finale: “In quattro anni di guerra fra Russia e Ucraina non sei andata nemmeno una volta a Kiev, città simbolo della difesa della democrazia liberale”.
In ballo, spunta, ormai da tempo, il problema di chi dovrebbe sedere (semmai) sulla poltrona di via del Nazareno. Spunta all’improvviso il nome di Franco Gabrielli l’ex capo della polizia in grado di mettere d’accordo i seguaci di Elly e i riformisti di Prodi e Franceschini, oltre che di Guerini e della stessa Picierno. Senza contare l’ultima outsider: quella Silva Salis, sindaco di Genova che, dopo tanto silenzio, si è guadagnata mezza prima pagina del quotidiano Il Foglio per dimostrare quello che lei è: una progressista con le idee molto chiare.
