Politica in fibrillazione. La nuova legge elettorale e le amministrative di maggio in 666 comuni, scuotono i partiti (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Politica in fibrillazione strattonata in una tenaglia che trancia con due bracci che testimoniano il supplizio di questi giorni. Due “ganasce” che danno la misura della posta in palio: la riforma del voto e le amministrative ormai alle porte. Il momento sembra più delicato in casa della maggioranza che teme le urne di maggio, teme che la partita sia tutta in salita specie a Venezia, Arezzo, Prato, Chieti. C’è poi la scommessa Salerno con l’ex governatore Vincenzo De Luca pronto a correre come sindaco per la quinta volta; inoltre si profila il bis a Messina dell’ex sindaco Federico Basile.
I pronostici sorridono al centrodestra solo a Reggio Calabria, il che rende teso il clima pre elettorale e azzera i margini per un sereno confronto sulle riforme. L’opposizione ha già eretto un muro sulla nuova legge elettorale proposta dalla maggioranza. Mercoledì si chiudono alla Camera, in commissione Affari Costituzionali, le audizioni in materia.
Scontro sulla riforma
Siamo alle solite. Anche la proposta della nuova legge elettorale segue la storia del Paese che ha riformato quasi tutto. Ha cambiato la forma dello Stato, ha riscritto pezzi della Carta, ha rifatto la scuola nel 1972, l’economia pubblica con l’Enel, il lavoro con lo Statuto, la famiglia con il divorzio e il diritto di famiglia del 1975, la sanità con il Servizio Sanitario del 1978, i rapporti fra Stato e Chiesa col concordato del 1984. Anche la Pubblica Amministrazione è stata rivista più volte, come la politica locale con l’elezione diretta del sindaco, quella Nazionale con le riforme elettorali e più volte le pensioni.
Senza dimenticare il mercato del lavoro, la televisione, le privatizzazioni, i diritti civili più recenti, le autonomie, la finanza pubblica e tanto altro. Ora c’è il nodo dello Stabilicum: la proposta di una nuova legge, battezzata appunto Stabilicum, che mira a introdurre un premio di maggioranza. La maggioranza difende la riforma sostenendo che garantirà stabilità per l’intera legislatura; viceversa le minoranze denunciano il rischio di un parlamento esautorato.
Il test delle urne di maggio
Le elezioni comunali si terranno il 24-25 maggio nelle regioni a statuto ordinario. Calcolando i comuni delle province autonome, i comuni chiamati alle urne sono 882 dalla Valle D’Aosta alla Sicilia. Sono coinvolti inizialmente 666 comuni delle regioni a statuto ordinario. Tra questi ci sono anche un capoluogo di regione e 17 capoluoghi di provincia. Si tratta di Venezia, Reggio Calabria, Lecco, Mantova, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Andria, Trani, Crotone, Salerno, Agrigento, Enna e Messina.
Il momento è fragile, le sorprese non mancano. Ad esempio: il leader di Azione, Carlo Calenda, ex ministro del governo Renzi, cerca di smarcarsi dal resto del centrosinistra aprendo un canale sui temi economici. Ciò potrebbe intrecciarsi proprio con la partita della riforma elettorale. Di qui l’incertezza generale.
