Andrea Scanzi: Marco Pantani “ascesa e caduta di un uomo non comune”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 febbraio 2014 14:10 | Ultimo aggiornamento: 10 febbraio 2014 14:10
Andrea Scanzi: Marco Pantani "ascesa e caduta di un uomo non comune"

Andrea Scanzi: Marco Pantani “ascesa e caduta di un uomo non comune”

ROMA – Andrea Scanzi: Marco Pantani “ascesa e caduta di un uomo non comune”. 10 anni fa moriva “il campione più amato, più macellato”: Marco Pantani concludeva la sua breve epopea nella triste camera di un residence dove s’era nascosto dagli oggi del mondo. Malcolm Pagani e Andrea Scanzi ricordano su Il Fatto Quotidiano quel maledetto 14 febbraio.

Sbagliò, come tanti. Pagò, come nessuno. Il ragazzo ammazzato due volte manca all’appello da dieci anni. Ucciso prima dalla gogna pubblica poi da una morte con troppe zone grigie. Il Pirata non è mai stato solo uno sportivo. Il ciclismo c’en – trava, ma non era solo quello. Mai stato solo quello. Molto più di Panatta nel tennis e Tomba nello sci, Pantani costrinse tutti a reinventarsi fanatici della bicicletta. Parole astruse come “grimpeur” divennero parte integrante di un alfabeto quotidiano che atteneva al mirabile, all’epico: al fantastico. Prima appartenenza e poi ciclista, Pantani somigliava ad Atlante.

[…] Non appena si sfilava la bandana da pirata di pianura e di riviera, sapevi che il prodigio avrebbe avuto luogo. Allora e solo allora. È stato il più grande scalatore di sempre. Non lo hanno certificato i tifosi, ma Charly Gaul: uno che, meritando titoli e sudando, sul tema recitava da autorità. Adriano De Zan, megafono catodico della fascinazione collettiva, soleva allungare le vocali. Aveva una predilezione per la “a”. Soprattutto per la “a”: “Scaaaaatta Pantaaaani”. E lui volava via. Non lo prendevano. Mai.

[…] Nel ’98 Giro e Tour, nel ’99 l’ematocrito. Fu portato via dall’hotel di Madonna di Campiglio alla stregua di un mafioso. Spaccò un vetro dalla rabbia e non si rialzò più. Fu la sua prima morte, la più dolorosa. Era risorto da tutto, non da quel mattino. A ucciderlo fu un controllo “a sorpresa” pieno di falle, al termine di un Giro già vinto. La provetta unica (dovevano essere due e il ciclista doveva sceglierla personalmente), l’anticoagulante che forse non c’era, il nervosismo degli addetti ai lavori. Le rivelazioni di Renato Vallanzasca che, in carcere, venne a sapere giorni prima che “il pelatino non sarebbe arrivato a fine giro”. Dietro a tutto questo c’era un giro di scommesse clandestine? E perché l’ematocrito in quella provetta era del 52% ma sia la sera prima in hotel sia poche ore dopo a Imola era ampiamente sotto il regolare 50%? Pantani sapeva che i gendarmi gli avrebbero chiesto sangue e generalità: si era preparato. Li aspettava. (Andrea Scanzi e Malcolm Pagani, Il Fatto Quotidiano)