“Antonio Esposito e le telefonate con il legale in cella per mafia”. Macrì sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Dicembre 2013 - 14:11 OLTRE 6 MESI FA

"Antonio Esposito e le telefonate con il legale in cella per mafia". Macrì sul CorriereSCALEA — Il giudice della Corte di cassazione Antonio Esposito, presidente del collegio che condannò Berlusconi in via definitiva e è stato al centro di una dura polemica per avere anticipato a un giornalista amico la sentenza, è protagonista di una nuova tormentata storia.

Secondo Carlo Macrì del Corriere della Sera, Antonio Esposito era in rapporti non corretti con un avvocato in odore di mafia:

 “Si vedevano e si sentivano spesso il giudice Antonio Esposito e l’avvocato Mario Nocito, in carcere per associazione mafiosa e corruzione nell’ambito dell’inchiesta «Plinius» che a luglio scorso ha portato in carcere anche il sindaco di Scalea Pasquale Basile e cinque assessori.

Avverte Carlo Macrì che non c’è

“nulla di penalmente rilevante, almeno da quello che si evince dalle 29 mila pagine di trascrizioni telefoniche operate dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Al processo contro Nocito, Basile e i componenti dell’amministrazione comunale il giudice Esposito è stato chiamato a deporre come testimone”.

Ma tant’è, non ci può essere solo il codice penale nel giudizio su chi ricopre un ruolo d’autorità pubblica, sia politico sia funzionario sia giudice:

“Tra il giudice Esposito e l’avvocato Nocito, indicato dal Tribunale del riesame come il «deus ex machina» del patto politico-mafioso a Scalea, c’era un’amicizia solida, tant’è che il presidente di sezione della Cassazione non si negava mai al telefono ed era sempre a disposizione di Nocito. L’occasione giusta per vedersi era una tavolata con amici che si passavano gli inviti attraverso un sms. Come quello del 22 ottobre 2010. Parte dal telefonino di un commercialista ed è diretto all’ex sindaco Basile. «Cena al ristorante ci saranno il presidente Esposito e sto per chiamare Mario Nocito”.

“Il giudice Esposito era sempre prodigo di consigli, sia che i problemi fossero personali sia di natura politica”. Nulla di penalmente rilevante, almeno da quello che si evince dalle 29 mila pagine di trascrizioni telefoniche operate dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Al processo contro Nocito, Basile e i componenti dell’amministrazione comunale il giudice Esposito è stato chiamato a deporre come testimone.

“A Scalea, comune commissariato per mafia, dopo l’esito dell’inchiesta «Plinius», il giudice Esposito era di casa. Scendeva spesso nei weekend e si incontrava a cena oltre che con l’avvocato Nocito, anche con l’ex sindaco Basile, difeso in questa inchiesta dai legali Vincenzo Adamo e Marina Pasqua”.

Emergono vicende che mandano in furia un comune cittadino:

“La trascrizione dell’intercettazione del 9 maggio 2013 lo dimostra. Mario Nocito si trova a Roma e lo fa sapere al giudice con una telefonata. Il giudice gli chiede se lui è in buoni rapporti con il sindaco di Scalea, «che sta facendo una serie di scorrettezze in merito alla gestione dei locali. Mario (Nocito, ndr ) dice che non è in buoni rapporti e che ha saputo dei casini che sta combinando con quei locali in comodato al presidente. Il presidente (Esposito, ndr ) dice che Basile ha fatto una delibera per assegnare i locali a Mingrone e non li ha avvisati di questa cosa ed è uno scostumato. Perché anche se la convenzione era scaduta a marzo lui era andato per rinnovarla e lui si è negato».

In una trascrizione telefonic compare l’avvocato Nocito che con un amico commenta.

“Al presidente abbiamo dato l’Università telematica a Scalea”.

In occasione della bocciatura del figlio Pierpaolo Nocito al concorso in magistratura, l’avvocato Nocito

“chiede consigli al presidente telefonandogli in Cassazione. Antonio Esposito gli dice di fare andare suo figlio da lui il giorno dopo. Nella telefonata del 28 luglio 2011 i carabinieri ascoltano quello che Pierpaolo dice al padre, dopo la visita al giudice. «Il presidente mi ha suggerito di aspettare per la discussione del ricorso circa la bocciatura all’esame di magistratura»”.