Attilio Manca, una statuetta riapre il caso del misterioso suicidio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 febbraio 2015 12:42 | Ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2015 12:42
Il Fatto Quotidiano: "Una statuetta riapre il caso Manca"

Il Fatto Quotidiano: “Una statuetta riapre il caso Manca”

ROMA – “Ho una statuetta della Madonna con il bambinello Gesù in braccio che mi regalò Provenzano di ritorno da uno dei viaggi a Marsiglia. Spero possa essere utile per risolvere l’evento di Attilio Manca”: questa la frase pronunciata dal pentito Stefano Lo Verso lo scorso 13 gennaio e che potrebbe riaprire il caso della morte misteriosa di Attilio Manca, urologo di Barcellona Pozzo di Gotto che, come scrive Sandra Rizza del Fatto Quotidiano, operò Bernardo Provenzano a Marsiglia durante la sua latitanza e che fu poi ritrovato senza vita nella sua casa di Viterbo l’ 11 febbraio del 2004.

Oggi, a undici anni esatti dalla morte di Attilio Manca, sua madre Angela scrive su Facebook: “Sono notti insonni, ma ricche di emozioni. Sento il cuore colmo di speranza nel vedere tanti amici, da ogni parte d’Italia, stringersi accanto a noi e chiedere verità e giustizia per Attilio”. E mercoledì, in un incontro-dibattito che si è tenuto a Barcellona nell’Auditorium di San Vito, gli avvocati di parte civile Fabio Repici e Antonio Ingroia, affiancati dal vicepresidente della Commissione Antimafia Claudio Fava, hanno riconfermato l’intenzione di chiedere ai pm del pool Stato-mafia di ascoltare nuovamente Lo Verso sulla morte di Manca. LA FINE DELL’UROLOGO siciliano è avvolta nel mistero, come tutti gli eventi che si incrociano con l’interlocuzione tra Cosa Nostra e gli apparati. L’hanno trovato cadavere, riverso sul letto, devastato da segni ed ematomi, due buchi nel braccio sinistro (ma era mancino), lo scroto gonfio in modo abnorme, il setto nasale deviato e il volto sanguinante. Un corpo martoriato che portava i segni di un evidente pestaggio, eppure la Procura di Viterbo ha liquidato il decesso come la vicenda minimale di un tossicodipendente che si era iniettato una fiala di tranquillante e una dose di eroina: un suicidio, insomma, forse non del tutto voluto, ma assolutamente accidentale. L’autopsia non ha evidenziato alcuna delle anomalie riscontrate sul corpo, e l’inchiesta giudiziaria presenta un tale numero di incongruenze da spingere più volte Ingroia a definirla pubblicamente “sciatta”, “sconclusionata’’, al limite del “depistaggio’’ (…)