Bossetti “fantasma”, Yara è uscita viva dalla palestra?

di redazione Blitz
Pubblicato il 25 Settembre 2015 19:08 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2015 19:08
Bossetti "fantasma", Yara è uscita viva dalla palestra?

Bossetti “fantasma”, Yara è uscita viva dalla palestra?

BERGAMO – Tanti “non ricordo”, testimoni confusi, a distanza di anni. E una certezza: nessuno ricorda di aver visto Yara Gambirasio uscire dalla palestra, intorno alle 18,40, per far ritorno a casa. Eppure l’accusa contro Massimo Bossetti si basa su questo presupposto, ossia che la ginnasta sia uscita dalla palestra e, una volta in strada, sia salita sul furgone del muratore, non si sa se di sua volontà o costretta.

Il settimanale Oggi rovescia questa certezza e si chiede: e se Yara non fosse mai uscita da quella palestra? Se lo chiede soprattutto ora che l’uomo che ha trovato il corpo della ragazzina, 3 mesi dopo la scomparsa, ha parlato di un uomo misterioso che seguiva tutte le fasi del ritrovamento quel 26 febbraio 2011. Salvo poi allontanarsi all’arrivo della polizia. Un uomo alto, corpulento e calvo, di sicuro quindi non Bossetti. Scrive Oggi:

Come può Martina Dolci, oggi 18 anni, la ragazza che la mamma di Yara ha definito «l’amica del cuore» di sua figlia, aver dimenticato che è stata lei, alle 18.44 del 26 novembre 2010, a ricevere l’ultimo messaggio di Yara? Come può non ricordare che alle 18.25 di quella tragica serata, ha inviato l’ultimo sms all’amica per chiederle a che ora dovessero trovarsi per la gara della domenica? Come spiegare la raffica di «non ricordo» (15 in una sola udienza) di Silvia Brena, l’unica persona, oltre a Bossetti, ad aver lasciato il suo profilo genetico sul piumino di Yara? Ha dimenticato tutto di quella sera la bella istruttrice che, invece, in un verbale del 14 dicembre 2010 ai Carabinieri aveva dichiarato di essere entrata in palestra alle 18.30 mentre le colleghe Daniela, Laura e Ilaria tenevano la loro lezione e di aver notato Yara «vestita in borghese senza tuta ginnica seduta accanto a Ilaria»?

Fabrizio Francese, compagno della mamma di Ilaria, una ragazza che seguiva i corsi di ginnastica, tornava da Milano la sera del 26 novembre 2010. Davanti alla Corte ha ricordato gli orari come un bancario svizzero: «A Milano ho preso il treno delle 17.39. Sono arrivato alla stazione di Ponte San Pietro alle 18.24. i genitori di yara gambirasio Dieci minuti dopo, alle 18.34, mi ha chiamato la mia compagna per chiedermi di andare a prendere Ilaria in palestra. Sono salito in auto, (l’avevo lasciata davanti alla stazione), e sono corso a Brembate. Ho impiegato meno di 10 minuti. Sono entrato. Nell’atrio, all’altezza della colonna che fa da bacheca, l’ho incrociata. Io entravo, lei andava verso l’uscita. “Ciao Yara”, l’ho salutata. Lei mi ha risposto con un sorriso». «Ma l’ha vista uscire?», gli hanno chiesto. «No. Avrei dovuto voltarmi e non l’ho fatto. Ma non ho sentito sbattere la grande porta a vetri». L’ha vista andare da un’altra parte? «No. Se l’avesse fatto probabilmente con la coda dell’occhio l’avrei notata».

Che ore erano? «Fra le 18.40 e le 18.45. Più vicino alle 18.45». Nel parcheggio c’era qualcosa di sospetto? «No. Non ho visto furgoni, camioncini o persone strane. Era tutto tranquillo». Conosce Bossetti? «Mai visto in vita mia». Ecco il vero fantasma in questo processo: Massimo Bossetti. Tutti, dai genitori e la sorella di Yara, alle maestre e alle amiche, hanno giurato di non conoscerlo. Ma se Yara non è uscita dalla palestra dove è andata? Aveva due alternative: alla sua sinistra, c’è l’ingresso degli spogliatoi e alla sua destra, quello dei bagni. Furono controllati? Furono cercate tracce di Yara? Non risulta. Tutti convinti, malgrado non ci fosse un solo testimone, che fosse stata rapita lungo la strada di casa.