Cancellieri, posto meno sicuro. Dopo Alfano, vale le Pari opportunità – Giornale

Pubblicato il 17 Novembre 2013 7:10 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2013 20:39
Cancellieri, posto meno sicuro. Dopo Alfano, vale le Pari opportunità - Giornale

Anna Maria Cancellieri. Il suo posto di ministro è meno sicuro. Dopo la scissione di Alfano, secondo il Giornale, è cruciale come le Pari opportunità

Anna Maria Cancellieri non è più così sicura del suo posto di ministro della Giustizia dopo che il Pdl si è spaccato e il Governo è ormai garantito dai 57 di Alfano.

Il Governo non si tocca, questo era, venerdì, prima della scissione,  il messaggio di Enrico Letta sul caso di Anna Maria Cancellieri, cui ha “confermato la fiducia”. Ma questo era nei fatti subordinato a quel che sarebbe successo nel Pdl, come aveva chiarito Laura Cesaretti sul Giornale.

Ma ora, con la spaccatura del Pdl e  la nascita del nuovo grup­po Ncd (Nuovo centro destra),

“il ministro della Giustizia di­venta cruciale quanto quello delle Pari opportunità. Letta po­trà tranquillamente fare un rim­pasto: a convincere Alfano, con Berlusconi fuori dalla maggio­ranza, ci mette due minuti”.

Dopo l’affondo di Repubblica sulle telefonate del ministro ai Ligresti, il Pd è in fibrillazione e praticamente tutte le sue com­ponenti, a cominciare dai quat­tro candidati alla segreteria, si sono pronunciate, più o meno chiaramente, per le dimissioni.

A difendere, per ora almeno, la Cancellieri, sono, o erano, Enrico Letta e Giorgio Napolitano, che ha fatto sapere di aver ricevuto il ministro e di averlo incoraggia­to a «proseguire» nel suo piano sull’emergenza carceri.

Ma i par­lamentari Pd sono sempre più inquieti. Mentre dal Pd si moltiplicavano le voci pro-di­missioni. Renzi ha ribadito la li­nea ai suoi: ovviamente, la mo­zione di sfiducia dei grillini non può essere votata, ma «non ho cambiato idea rispetto a quanto detto una settimana fa, a Servi­zio Pubblico : non chiedo le di­missioni di nessuno, ma al suo posto me ne sarei andato».

Sul­la linea «Cancellieri se ne vada» anche Pippo Civati, che sfida Renzi a passare dalle parole ai fatti.

Ma pure Gianni Cuperlo ha mandato il suo segnale di in­sofferenza: «Alla luce di quello che sta accadendo, è utile che il ministro valuti con il presiden­te del consiglio se ci sono anco­ra le condizioni per andare avanti con serenità in un ruolo tanto delicato».

Un umore che, nell’assemblea dei parlamenta­ri Pd di martedì, potrebbe sfocia­re in un voto anti-Cancellieri. Ad irritare ancor di più Palazzo Chigi è stata l’intervista ad Huf­fington Post del responsabile Giustizia del Pd, Danilo Leva: «Noi siamo al governo – precisa – e quindi non possiamo arriva­re­a votare una mozione di sfidu­cia delle opposizioni, basata su un’interferenza del ministro per la scarcerazione della Ligre­sti che non vediamo ».

Ciò detto, «resta tutta l’inopportunità di quelle telefonate». E, soprattut­to, resta il fatto che «le dimissio­ni non si chiedono, si danno: ap­partiene alla sensibilità istitu­zionale di ciascuno».

Insom­ma, prima di arrivare al voto di mercoledì sulla mozione di sfi­ducia, il governo rifletta se non sia il caso di togliere la patata bollente di mezzo. Il che, detto da Leva, equivale ad un invito di Epifani al premier. Invito che non è piaciuto («bizzarro»,lo de­finiscono i lettiani), tanto che ci son state pressioni sul Nazare­no per far cor­reggere il tiro, e smorzare la dichiarazione sulle agenzie di stampa. Uscite con il ti­tolo: «Le di­missioni non si chiedono», senza la con­clusione: si danno. A dare manforte a Letta (contro Renzi) ci pensa D’Ale­ma: «Non è stato commesso al­cun illecito, e la valutazione di opportunità va affidata a Letta».

«Dal primo giorno ho detto che se sono di peso avrei fatto un passo indietro», dice il mini­stro della Giustizia al Gr1. Ma «la questione è stata montata: non c’è nessuna contraddizio­ne né menzogna, tutto è limpi­do e sereno». Niente dimissio­ni, insomma. Almeno per ora.