Enrico Letta, Ue, Berlusconi e nuova legge elettorale: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Maggio 2013 8:44 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2013 8:44

Il Corriere della Sera: “I vincoli dell’Europa all’Italia.” Un’ambizione troppo timida. Editoriale di Ernesto Galli della Loggia:

“Serve ancora a qualcosa l’Italia? E a che cosa? Può ancora immaginare in quanto Nazione di avere una vocazione, un destino, suoi propri? E qual è il suo ruolo, se ce n’è uno, in relazione agli altri Paesi del mondo?
Tra i molti nodi che oggi stanno venendo al pettine c’è anche questo. Un nodo creatosi, a ben vedere, con la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, sul cui significato di cesura non metabolizzata si apre, non a caso, con alcune acute osservazioni, il bel libro di Giuliano Amato e di Andrea Graziosi Grandi illusioni (Il Mulino) appena andato in libreria. Fino a quella data le classi dirigenti della Penisola — di estrazione invariabilmente borghese, con qualche rarissima eccezione sia pure assai significativa come nel caso del fascismo con Mussolini e pochi altri — furono tutte convinte che lo Stato nazionale fosse sorto con una «missione». Quella di riportare l’Italia al centro dello sviluppo storico, di farne in vario modo una «potenza» in grado di rivaleggiare con le altre del continente, di restaurarne l’antico prestigio civile e culturale, di elevare le sue plebi alla dignità di «popolo». Declinata in senso nazional-liberale prima, e nazional-fascista poi, questa convinzione fece naufragio nella catastrofe del 1943-45. All’indomani, la Repubblica dei partiti si trovò più o meno d’accordo nel fondare la civitas democratica, ma — animata com’era da visioni storiche tra loro diversissime, e sotto il peso del disastro appena passato — non poté porsi la questione della nazione. (Anche se questa, in modo perlopiù tacito, era ancora ben presente e talora visibile negli uomini e nelle idee dei partiti di quella stessa Repubblica).”

Ecco i sei «comandamenti» imposti a Roma Sottolineato il bisogno di mantenere il miglioramento strutturale del bilancio. Dal corrispondente Luigi Offeddu:

“Alla fine, ha detto di aver provato «un po’ di emozione» per quello che ha definito «un battesimo», cioè il suo primo vertice europeo. E ha parlato, Enrico Letta, di discussione «molto bella e forte» sui vari temi internazionali in campo. Ma è probabile che il primo ministro pensasse anche a un’altra carambola giocata tutta fra Italia e Unione Europea: alla trattativa, continuata anche in quei momenti e in quegli stessi palazzi di Bruxelles, sull’uscita di Roma dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Mancano sei giorni alla decisione finale che verrà comunicata il 29 maggio, e riguarderà anche altri Paesi sotto procedura. I negoziati fervono fra ambasciatori, sherpa di ogni grado, consiglieri tecnici. Ronzano voci che descrivono l’Italia come già «assolta», ma con pesanti ceppi ai piedi, cioè zavorrata da imposizioni severissime che in parte rifletterebbero la sostanziale diffidenza nei nostri confronti di Olli Rehn, il commissario europeo agli affari economici e monetari, finlandese innamorato dell’Italia ma forse un po’ meno di chi amministra le sue casse.
In realtà, niente è stato ancora concordato, solo dal 26 maggio in poi si entrerà nella fase decisiva del negoziato. E per l’Italia tutte le fonti ufficiose accreditano (per ora) una sola prospettiva attendibile: «perdono», cioè chiusura della procedura di infrazione grazie ai progressi compiuti contro il dilagare del deficit, a condizione però che si garantisca il rispetto «rafforzato» delle regole contro gli squilibri macroeconomici già elencate dalla Commissione Europea anche poche settimane fa.”

Letta prende tempo Ma fra Pd e Pdl è scambio di accuse sull’aumento Iva. La nota di Mario Sensini:

“Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, non nasconde i problemi. Il governo farà di tutto per scongiurare l’aumento dell’imposta sui consumi, destinata a salire di un punto dal primo luglio, ma tutto dipenderà dai fondi che riuscirà a trovare. Se ci saranno, o se Bruxelles dovesse concedere qualche margine di manovra in più dopo la chiusura della procedura per deficit eccessivo, l’innalzamento dell’Iva, che porterebbe nelle casse dello Stato 4 miliardi di euro l’anno, potrà essere rinviato ad anno nuovo o addirittura cancellato. Ma se il governo non riuscisse a trovare fondi sufficienti per far fronte a tutte le esigenze, dovrà fare delle scelte, e saranno tutt’altro che facili. Oltre all’Iva bisogna trovare soldi per abbattere l’Imu, per le detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni, per gli sgravi sulle nuove assunzioni, ed ogni partito che appoggia il governo ha le sue idee. Che non si conciliano affatto le une con le altre. Il Pdl insiste per l’eliminazione dell’Imu sulla prima casa, che costerebbe 4 miliardi l’anno, mentre il Pd preferirebbe, e lo dice ormai senza riserve, spendere quei soldi (sempre che ci siano), per scongiurare l’aumento dell’imposta sui consumi, che dal primo luglio passerà dal 21 al 22%. «Non è un problema ideologico, ma di chi sta peggio. Se ci sono le risorse mi domando se non convenga limitare l’Imu per le fasce medie o, invece, evitare l’aumento dell’Iva» ha detto ieri il neosegretario Guglielmo Epifani.”

Una piccola riforma per scoraggiare la corsa alle urne. La nota politica di Massimo Franco:

“Una riforma piccola piccola, per un tentativo di stabilizzazione un po’ più ambizioso. Dietro la proposta del governo di modificare la legge elettorale entro l’estate e di impostare un cambiamento istituzionale, si indovina un’operazione a tappe. Il primo obiettivo è quello di scongiurare elezioni anticipate a breve scadenza, che con il sistema attuale produrrebbero nuova instabilità. L’idea di alzare, magari al 40 per cento come propone il Pdl, la soglia per ottenere il premio di maggioranza risponde ai dubbi sollevati dalla Corte costituzionale. Ma significherebbe anche scoraggiare la corsa alle urne, perché nessuna coalizione potrebbe illudersi di vincere, come è accaduto a febbraio con esiti disastrosi.
Quando il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, parla di interventi «immediati e mirati» sulla legge elettorale «per eliminarne i difetti», spiega tecnicamente un’operazione che avrà conseguenze politiche. Intanto, si vuole mettere il governo al riparo da agguati all’interno della maggioranza, almeno a breve termine. Se l’obiettivo venisse raggiunto, potrebbe diventare inevitabile prolungare il governo anomalo presieduto da Enrico Letta: almeno fino a che non matureranno riforme istituzionali profonde, destinate a modificare l’intero sistema. E la durata, ma qui si passa nel campo del futuribile, faciliterebbe la fine non traumatica della convivenza tra forze agli antipodi: sebbene il Pd tema la creazione di un partito di centro sul modello Ppe.”

La prima pagina di Repubblica: “Un altro Porcellum, rissa Pd-Pdl.”

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La Stampa: “Legge elettorale, Pd e Pdl divisi.” Se la riforma può blindare il governo. Editoriale di Luigi La Spina:

“C’ è una regola d’oro che andrebbe sempre rispettata: per fare una buona legge elettorale occorre che le elezioni siano lontane. Il motivo è ovvio. Altrimenti, ciascun partito cercherebbe di ottenere un sistema di voto che, nell’immediata contingenza, lo favorisca e penalizzi gli avversari. Solo quando la futura scadenza elettorale è così lontana da rendere imprevedibili quelli che saranno gli schieramenti ai blocchi di partenza e i loro rapporti di forza è possibile sperare in una legge che soddisfi, per un tempo sufficientemente lungo, le due fondamentali esigenze. Quella di formare un Parlamento che rispecchi le opinioni degli italiani e che sia in grado di assicurare un governo stabile al Paese.”

Quella sua maglietta fina. Il Buongiorno di Massimo Gramellini:

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“Vi sembra normale che la professoressa d’inglese di un istituto per geometri di Caserta abbia ordinato a un allievo di togliersi la maglietta recante l’effigie del senatore Berlusconi? Già l’idea di obbligare qualcuno a spogliarsi davanti a Berlusconi, sia pure soltanto in effigie, appare irta di insidie. E poi la professoressa d’inglese (o di sovietico?) non si è limitata a costringere il piccolo fan a togliersi la t-shirt. Gliel’ha fatta indossare al rovescio, come se tenere il Sorrisone a contatto della pelle fosse meno urticante che sbatterlo in faccia alle professoresse del comunismo mondiale. L’insegnante d’inglese (o di nordcoreano?) si sarebbe comportata allo stesso modo se la maglietta avesse avuto il volto di Vasco Rossi o Che Guevara, per citare due popstar altrettanto note, anche se meno poliedriche?”.

Pasti più poveri e mamme-colf Così si lotta con la recessione. Il dossier di Raffaello Masci:

“Non è la difficoltà a tirare avanti. E non è nemmeno la povertà nel senso tradizionale del termine quella che il Rapporto Istat 2013 presentato ieri mattina alla Camera dei Deputati – illustra. Siamo alla «deprivazione», cioè alla mancanza di beni primari per una vita dignitosa. Il potere di acquisto delle famiglie italiane è calato, da un anno all’altro, del 4,8% ed è il quarto anno consecutivo in cui si tira la cinghia ogni volta di più: «Le persone in famiglie gravemente deprivate (famiglie che presentano 4 o più segnali di deprivazione su un elenco di nove) raddoppiano in due anni passando dal 6,9% del 2010 al 14,3% del 2012. Quelle che ne presentano tre o più sono il 24,8%». Spieghiamolo con un esempio: una persona su quattro si è dovuta privare nell’anno scorso del riscaldamento invernale, del sia pur minimo tempo di riposo che possa definirsi vacanza, della possibilità di accedere ad ogni forma di spesa straordinaria che eccedesse gli 800 euro e – perfino – di un costante accesso ai cibi proteici (carne e pesce).”

Bruciano i ghetti di Stoccolma Gli immigrati: polizia assassina. Scrive Monica Perosino:

“Dal sogno svedese ci si risveglia all’alba del terzo giorno di scontri. Il Paese della giustizia sociale, della tolleranza e della politica dell’accoglienza, è sotto choc dopo tre notti consecutive di auto date alle fiamme, guerriglia urbana e un fiume di rabbia che si sta rovesciando nei sobborghi più poveri di Stoccolma, abitati per lo più da immigrati, teatro di una delle peggiori rivolte che la Svezia ricordi. Era successo già a Malmö, nel 2008: la chiusura di un centro islamico aveva acceso quattro giorni di battaglia violentissima. Sempre Malmö era stata colpita da una serie di omicidi a sfondo razziale. A Stoccolma centinaia di giovani organizzati in gruppi composti anche da una sessantina di persone, hanno appiccato incendi a scuole, un centro di arti e mestieri, stazioni della polizia (accusata di brutalità) e hanno attaccato con lanci di pietre agenti e vigili del fuoco. Le violenze sono iniziate domenica nel corso di una protesta nel sobborgo di Husby contro l’uccisione per mano della polizia di un 69enne armato di un machete.”

Il Fatto Quotidiano: “Grazie Don.” Nanucapione.” Editoriale di Marco Travaglio:

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“a scena ricorda quelle dei film di Er Monnezza. Esterno notte, strada buia alla periferia di Roma illuminata dai fuocherelli delle mignotte. Ne arriva una nuova e viene subito scacciata dalle veterane: “‘ A bbella, qua ce stamo noi, questa è zona nostra”. E la novizia deve sloggiare. È quel che sostengono anche i servi di B. sparsi nel Pdl, nel Pd e sui giornali, impegnatissimi a difendere la sua permanenza abusiva in Parlamento col decisivo argomento che lui sta lì da vent’anni, non importa se illegalmente in base alla legge 361 del 1957: quella è zona sua. È una nuova versione di quella che in diritto si chiama “usucapione”: se uno s’impossessa di un bene non suo, dopo vent’anni ne diventa proprietario. Ora, siccome dal ’ 94 centrodestra e centrosinistra si sono dati il cambio nel dichiararlo eleggibile anche se non lo era, B. dopo vent’anni ha acquisito il seggio per nanucapione. Michele Ainis, giurista, riconosce sul Corriere che in effetti la legge “proibisce l’elezione dei titolari di concessioni (come le frequenze tv) da parte dello Stato” e la ragione è “evidente anche a un bambino: disinnescare i conflitti d’interesse”. Quindi B. vende le tv o lascia il Senato? Eh no, troppo semplice: visto che dal ‘ 94 “ha prevalso un’interpretazione formale o formalistica” (i nuovi sinonimi di “illegale”), può restare lì in eterno: “C’è un che di fanciullesco nella pretesa di riscrivere il passato usando la legge come una macchina del tempo… Dicono i 5 Stelle: su B. fin qui avete sbagliato, perché mai perseverare nell’errore? Risposta: perché nel diritto parlamentare ogni errore reiterato si trasforma in verità”. Errare è umano, perseverare è legge.”

Il Giornale: “Smontata Equitalia.” I giudici vogliono silenziare Panorama. Carcere ai giornalisti. Editoriale di Alessandro Sallusti:

Ci risiamo. Un altro giornalista, anzi al­tri due in un colpo solo, sono stati con­dann­ati al carcere per un presunto rea­to di diffamazione. La sentenza, di pri­mo grado, è stata emessa ieri dal tribunale di Mi­lano nei confronti del direttore di Panorama ,Giorgio Mulè, e del giornalista Andrea Marcena­ro. La colpa? Aver scritto (Marcenaro) e pubbli­cato (Mulè) un articolo nel quale si sosteneva la tesi che la Procura di Palermo è politicizzata. Co­sì come nel caso che portò al mio arresto, i quere­la­nti sono dei magistrati e i condannati giornali­sti non allineati al pensiero unico sul ruolo delle Procure, di area centrodestra e di un giornale che fa capo a società della famiglia Berlusconi. Coincidenze? Non credo. Non è possibile che tra le migliaia di querele in corso, alcune delle quali sacrosante, solo quelle fatte da magistrati contro di noi vengano sanzionate da loro colle­ghi con l’arresto dei giornalisti coinvolti.
Nel merito non vedo dove sia la diffamazione e mi associo senza indugio alla tesi sostenuta da Panorama , al cui direttore va tutta la mia solida­rietà. Siete politicizzati e la sentenza di ieri è l’en­nesima prova. Basterebbe dire che un pezzo im­portante di quella Procura, Ingroia, era talmen­te politicizzato da fondare un partito e presen­tarsi alle elezioni. Non basta? E allora rileggia­mo quello che ha dichiarato il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo: ho trovato una Procura divisa in due schieramenti di carat­tere ideologico, chi non era schierato doveva fa­re slalom tra le faide.”