Grillo-Renzi, Tasi, Mondiali 2014: prime pagine e rassegna stampa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Giugno 2014 8:15 | Ultimo aggiornamento: 16 Giugno 2014 8:15

Il Corriere della Sera: “La strada in salita delle riforme”. Le troppe norme aiutano i furbi. Editoriale di Michele Ainis:

Un grosso paio di forbici volteggia sulle nostre chiome. Le impugna il presidente del Consiglio, che ne ha fatto ancora uso lo scorso venerdì. Tagli alle prefetture (da 106 a 40). Tagli alle camere di commercio (ne sopravvivranno una ventina). Tagli alle sezioni distaccate dei Tar (amputazione totale). E poi sforbiciate sui permessi sindacali. Sulle propine degli avvocati dello Stato. Sui gettoni dei segretari comunali. Sui doppi incarichi dei magistrati. Sulle 5 scuole della pubblica amministrazione. Sui ruoli dirigenziali. Su ogni ufficio locale, centrale, interstellare. Risultato: ci era cresciuta sulla testa una zazzera leonina, rischiamo di finire pelati come un uovo.
Però l’Italia aveva bisogno d’un barbiere. Non solo perché troppi capelli non riesci a pettinarli, e infatti il nostro Stato è fin troppo arruffato. Anche perché sotto ogni ricciolo può ben nascondersi la pulce della corruzione. Quella che negli ultimi vent’anni ci ha fatto precipitare dal 33º al 69º posto nella classifica di Transparency International anche in virtù di scandali come quelli del Mose e dell’Expo. Non a caso la seconda lama della forbice s’infila proprio lì, rafforzando i poteri di Cantone sugli appalti. Quali? Soprattutto uno: l’Autorità nazionale anticorruzione potrà sospendere rami d’attività delle aziende, commissariarli, avviarne una contabilità separata.

La prima pagina de La Repubblica: “Riforme, Grillo apre a Renzi: Sì al dialogo, ma in streaming”.

La Stampa: “Grillo-Renzi: dialogo e sospetti”.

Il Giornale: “Grillo si arrende e tratta”. Editoriale di Alessandro Sallusti:

Per digerire la sconfitta contro Renzi, il Maalox preso all’indomani delle elezioni non è bastato. Così Grillo ora passa diret­tamente al Guttalax, noto lassativo. «So­no disposto a incontrare Renzi per parlare di rifor­me », ha detto ieri a sorpresa il comico genovese im­plorando un incontro con il premier pigliatutto. So­no­passati appena quattro mesi dal loro primo e ul­timo faccia a faccia trasmesso in diretta streaming. Ma sembra trascorso un secolo. Era il 19 febbraio. Grillo è seduto di fronte al candidato premier Mat­teo Renzi e sputa i suoi veleni: «Non hai la mia sti­ma », «sei un ragazzo giovane ma vecchio dentro», «sei una persona non credibile», «provo indigna­zione per quello che tu rappresenti, le banche, De Benedetti…», «sei una macchietta in tv», «nessuna fiducia in te», «con te non sono democratico» e al­tre amenità. In tutto nove minuti di insulti.
L’ennesima retromarcia è il primo vero cambio di strategia dei Cinquestelle, non più indisponibili a collaborare con i partiti che solo un anno fa vole­vano far sloggiare a forza dai palazzi della politica. Un tentativo di «normalizzazione» simile a quello compiuto nei primi anni Novanta dalla Lega di Bos­si che dopo aver promesso sfracelli si accomodò al banchetto di «Roma ladrona». In un momento in cui tutti stanno parlando con tutti per cercare di ri­scrivere le regole del gioco, Grillo non se l’è sentita di rimanere fuori dalla partita. I suoi voti in parla­mento possono fare gola ma l’uomo resta inaffida­bile. In Europa si allea con i ultranazionalisti di Fa­rage, in Italia strizza l’occhio ai no Tav e ai gruppu­scoli della sinistra radicale. Un giorno promette di processare i giornalisti in piazza, un altro si acco­moda nel salotto di Bruno Vespa.