Il Messaggero: “Una telefonata con Ligresti accende la polemica su Alfano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 gennaio 2014 9:52 | Ultimo aggiornamento: 15 gennaio 2014 9:53
Il Messaggero: "Una telefonata con Ligresti accende la polemica su Alfano"

Alfano (LaPresse)

ROMA – Da una parte la telefonata imbarazzante con Salvatore Ligresti, l’immobiliarista siciliano ora a processo a Torino e indagato a Milano, in cui sollecita la casa per un suo collaboratore. Dall’altra il pasticcio Shalabayeva, con il Pd che lo pressa: “O chiarisce in Parlamento, o se ne va”.

Sono ore complicate per il ministro dell’Interno Angelino Alfano, finito tra i marosi dell’inchiesta Fonsai. Tra le carte depositate dal pm Luigi Orsi con la chiusura di un filone d’indagine spunta una conversazione di Alfano con l’ingegnere di Paternò. Nella quale il vicepremier, in un’atmosfera ilare e di grande familiarità, non si fa scrupolo di premere per un celere intervento di Ligresti.

Scrive Claudia Guasco sul Messaggero:

Cinquant’anni di conoscenze giuste e rapporti ben coltivati hanno fatto di Salvatore Ligresti un uomo molto influente. In grado di ottenere subito un incontro con Silvio Berlusconi, ai tempi in cui era premier. Di intessere un solido legame con l’ex prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi, con cui intercorrono decine di telefonate agli atti. O ancora di chiedere, tramite il fratello Antonino, l’intercessione della Cancellieri per la figlia Giulia sofferente in carcere. Ma altre volte sono i potenti a chiamare l’ex proprietario di Fonsai, come il ministro Alfano che quando era al dicastero della Giustizia contattò l’ingegnere e si accordò per un incontro alle nove di sera nell’hotel di Villa Pamphili. La conversazione è avvenuta alle 19,42 del 28 maggio 2011 ed è durata due minuti e 27 secondi. E’ stata la segreteria del ministro a fare il numero dell’ingegnere e a passargli il guardasigilli. «Illustre. Volevo sapere quanti siete», esordisce Ligresti. Alfano – che a Roma abita in una palazzina già di proprietà Fonsai poi passata a Unipol – chiede se sarà presente anche la moglie e don Salvatore elenca i partecipanti: «C’è mio figlio, mia figlia, mia moglie non c’è perché è dovuta rimanere a Milano». Replica del ministro: «Se vuole che io venga da solo… se no io sono con mia moglie e con un amico». L’ex presidente onorario di Fonsai lo rassicura, «ho fatto fare un tavolo grande, quindi più siete, meglio è». Domanda del guardasigilli: «Ma… suo figlio scusami non doveva uscire con la Geronzi, con Mezzaroma e tutti gli altri?». Anche se non c’è, dice l’ingegnere, «non è un problema, poi verranno dopo». L’appuntamento è organizzato, l’ingegnere però insiste: se il guardasigilli vuole portare degli amici, il posto c’è. «Non avevo altra organizzazione se non dare ospitalità a questo amico caro con cui ci troviamo», spiega il ministro. «Ma anche i vostri amici, quelli li che devono venire»,incalza Ligresti. «Quelli ancora a Milano sono, se lei non gli dà la casa non possono venire qua», afferma Alfano. Risata dei due interlocutori. «Quelli ancora a Milano abitano, bè o meglio di fine settimana perché di settimana lui lavora qui da me». Ligresti è al corrente: «Sì…sì me l’ha detto».

La telefonata non è considerata penalmente rilevante e nell’entourage di Alfano c’è perplessità: perché, ci si domanda, inserirla tra le carte di un’inchiesta con cui non ha nulla a che fare? Ma c’è anche l’altro verso della medaglia. Per quale motivo i ministri della giustizia sono sempre al telefono con i Ligresti?, viene chiesto al segretario del Pd Matteo Renzi. «Ottima domanda – ribatte – Bisogna girarla a loro» (…)