Noi e la Germania: la dannazione di avere Berlusconi, Pd e Grillo

di redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2013 11:37 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2013 12:24
Angela Merkel

Angela Merkel

ROMA – E’ bastato vedere le prime cronache del voto tedesco, quello che ha fatto stravincere per la terza volta Angela Merkel, per consegnarci un paragone impietoso: noi e la Germania. Noi intesi come paese del Porcellum, delle maggioranze a doppio binario, Camera e Senato, degli Scilipoti trasformisti, delle coalizioni monche, del M5S primo partito ma alleato di nessuno.

Sarà il paragone avvilente, fatto sta che due firme italiane, Massimo Gramellini sulla Stampa e Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, notano la stessa cosa: in Germania non esisterebbe nemmeno uno Scilipoti, inteso come paradigma dell’onorevole che fonda un partito di peso nullo solo per soccorrere la maggioranza in corso. Scrive Gramellini:

La diversità germanica rifulge ancora di più il giorno dopo. Pur stravincendo, Merkel ha mancato la maggioranza assoluta per una manciata di seggi. Eppure non invoca premi di maggioranza o altre manipolazioni del responso elettorale e si prepara serenamente ad aprire le porte del potere a uno dei partiti perdenti: socialdemocratici o Verdi. (…) Nessun giornalista «moderato» grida al golpe. Nessun intellettuale «progressista» raccoglie firme per intimare ai propri rappresentanti di non scendere a patti con il nemico. Nessun Scilipoten eletto con l’opposizione si accinge a fondare un partito lillipuziano per balzare in soccorso della vincitrice. Né alla Merkel passa per l’anticamera del cervello e il risvolto del portafogli di trasformare il Parlamento in un mercato, agevolando il passaggio nelle proprie file dei pochi deputati che le basterebbero per governare da sola. (…)

E Battista:

In Italia può dichiararsi vincente uno schieramento minoritario del 30 per cento, mentre in Germania il 41,5 per cento, un risultato fantastico secondo i parametri italiani, non è sufficiente per assicurarsi la maggioranza al Bundestag. Colpa del Porcellum, ma i partiti nella scorsa legislatura erano sul punto di modificare il Porcellum in senso ancora più negativo con la proposta di assegnare il premio di maggioranza non a una coalizione ma al partito che arrivava prima: con il risultato che sarebbe bastato un misero 25 per cento per vedersi gratificare di una maggioranza smisurata. In Germania non si sarebbe mai fatto la somma Pd+Movimento 5 Stelle pur di andare a Palazzo Chigi, come si è ostinato a suggerire Bersani. In Germania non si sarebbe andati alla caccia di un volenteroso Scilipoti. In Germania no, in Italia sì. Anche questo si chiama spread.